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Amore Quotes

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Amore Quotes

“Amore era conoscere qualcuno, conoscerlo davvero, e desiderare di starci insieme. Amore era tenere talmente tanto a una persona da anteporre i suoi bisogni ai propri. Amore era condividere passioni, storia, fiducia. Tutto questo, oltre alla ferma convinzione che la vita sia meglio con il suo amore che senza. Che tutto quello che succederà dopo sarà più semplice, più felice, più ricco, e tutto grazie a lui.”

“Ero sincera quando ho detto che non credevo nell'amore a prima vista. Ci vuole del tempo per innamorarsi davvero, totalmente di qualcuno. Eppure credo anche che ci sia un momento. Un momento in cui cogli la verità nascosta dentro qualcuno, e lui coglie la verità dentro di te. In quel momento, non appartieni più a te stesso, non completamente. Una parte di te appartiene a lui, e una parte di lui appartiene a te. Quando succede, non si può tornare indietro, per quanto lo si voglia, per quanto ci si provi.”

“La prima volta che aveva avuto il ciclo, all’età di dodici anni, la madre le aveva detto che il senso di quel sangue era “la sicurezza dei figli”. Nella non aveva mai pensato ci fosse molto di cui sentirsi sicuri a giudicare dalle urla, nel villaggio, delle donne in travaglio, a volte seguite da un corteo dietro a una bara. L’amore era molto più nebuloso di qualche macchia su uno straccio di lino. Il ciclo non le era mai parso legato a ciò che lei sospettava significasse la parola amore, che aveva a che fare sì col corpo, ma andava anche oltre. “È amore, Petronella,” aveva detto la signora Oortman osservando il modo in cui Arabella stringeva a sé Occhionero ancora cucciolo, fino quasi a togliergli la vita. Quando cantavano l’amore nel villaggio, i musicisti parlavano in effetti del dolore che la ricompensa nascondeva. Il vero amore era un fiore nella pancia, con i petali che uscivano fuori. Per amore si rischiava tutto: era uno stato di beatitudine mai privo di perle di sgomento. La signora Oortman si era sempre lamentata che non c’erano pretendenti abbastanza buoni nel giro di miglia e miglia, “mangiafieno” definiva i ragazzi del circondario. La città, e Johannes Brandt, racchiudevano il futuro di sua figlia. “Ma l’amore, madre. Lo amerò?” “La ragazza vuole l’amore,” aveva gridato in modo teatrale la signora Oortman alle pareti scrostate di Assendelft. “Vuole le pesche e anche la panna!”

“In un altro tempo io ero il falco e vivevo di giorno: della vita vedevo le luci. Lui era il lupo e viveva di notte: della vita vedeva le ombre. Io ero sempre in ritardo, mentre lui correva alla velocità del suono. Com’è logico supporre, non ci saremmo mai potuti incontrare, se non si fosse creato uno squarcio nel tempo per cui ci trovammo nello stesso luogo nell’istante in cui io non ero ancora un falco, e lui aveva già smesso di essere un lupo. Per ventiquattro ore appena sovvertimmo l’ordine del tempo, finché il giorno divenne notte e la notte divenne giorno, e il falco vide attraverso le ombre, senza esserne aggredito, e il lupo guardò verso la luce, senza esserne accecato. Poi io mi rituffai nella lentezza dei miei giorni, e lui riprese a correre nella frenesia delle sue notti. E ora vorrei non desiderare di ricondurlo dentro al mondo insieme a me. Vorrei non osservare ogni suo gesto segreto cercando di capire se posso accettare quella segretezza dentro la mia vita, e conoscere già la risposta. Vorrei non provare vergogna di me stessa al pensiero che lui non mi avrebbe ancora chiesto niente di tutto questo. Mi fa rabbia la sua lucida follia, che sottintende un coraggio più grande del mio. Ci vuole coraggio per essere pazzi, perché il mondo non ce lo permette.”

“Le passioni umane sono una cosa misteriosa. Coloro che ne vengono colpiti non le sanno spiegare, e coloro che non hanno mai provato nulla di simile non le possono comprendere. Ci sono persone che metto in gioco la loro esistenza per raggiungere la vetta di una montagna. A nessuno, neppure a se stessi, potrebbero realmente spiegare perchè lo fanno. Altri si rovinano per conquistare il cuore di una persona che non vuole sapere nulla di loro. Altri ancora vanno in rovina perchè non sanno resistere ai piaceri della gola o alla bottiglia. Alcuni buttano i loro beni nel gioco oppure sacrificano ogni cosa per un'idea che mai potrà diventare realtà. Altri credono di poter essere felici sono in un posto diverso da quello in cui vivono e così passano la vita girando il mondo. Insomma ci sono tante e diverse passioni, quante e diverse sono le passioni. Per lei la passione erano i libri.”

“Lo amavo. Io ero innamorata di Nico, un suicidio per il mio cuore e una fatale verità dalla quale non potevo più nascondermi. Scacciarlo dai miei pensieri era diventata un’impresa ardua e anche inutile, perché lui era sempre lì. Nella mente il suo sorriso furbo, lo sguardo da cacciatore che mi fissava, le calde mani che mi toccavano in punti che non credevo potessero donarmi un tale piacere, avevo dentro di me tutto questo e non sarei riuscita a scappare a quel sentimento nemmeno se mi fossi strappata il cuore dal petto e lo avessi gettato nelle fiamme dell’inferno. Era impossibile perché l’inferno stesso, con le sue braci divoratrici, albergava proprio in quel cuore che volevo scacciare lontano da me.”

“D’istinto le venne da abbracciare il ragazzo ma lui si ritrasse: «Mi attacchi il raffreddore!». Coco non rise più. Il rifiuto la offese. Ma David le afferrò le mani e infine la strinse a sé in un abbraccio caloroso. Sensuale. Le sussurrò nell’orecchio: «Sei speciale. Attaccami pure il raffreddore!». Coco chiuse gli occhi. Sentì suonare tutti i violini del mondo. L’unico rumore pesante e profondo fu quello del battito del cuore. David aveva un odore buono. Fresco.”

“Le movenze delle mani, il tentennare della testa e il ciuffo ribelle che danzava sulla fronte di David. Tutto sembrava così inverosimile. C’era pace in quella musica. C’era dolcezza. C’era quello di cui Constanze aveva bisogno. Si alzò dal letto appena lui staccò le dita dai tasti. David rimase seduto a guardarla incantato dai suoi occhi verdi, illuminati dalla bellezza. L’abbraccio fu interminabile. Fu come il volo di due gabbiani sul mare azzurro. L’incontro dei volti, il contatto delle guance e poi delle labbra.”

“Si ricordò perché era così difficile innamorarsi: dal momento in cui ti innamori, quella sensazione non ti abbandona più, e ogni volta che non sarai insieme a lui impazzirai chiedendoti dove sia e cosa stia facendo, e perché non ti abbia ancora chiamato. Innamorarsi è difficile perché quando ami qualcuno gli regali il tuo cuore, e a volte potrebbe esserti restituito a pezzi e lasciarti addosso solo una profonda cicatrice. Alla fine, però, con l’amore è un po’ come con i tacchi a spillo: anche se fanno male, non se può fare a meno.”

“La cosa più bella che può capitare a uno scrittore, a qualcuno che passa la sua vita a raccontare, è sentirsi raccontare. E quando scopri qualcuno che ti assomiglia veramente (ce ne sono) ti accorgi di quanto la persona su cui ti eri incastrata era sbagliata per te, e tu sbagliata per lui, e di quanto forse lei invece sia giusta, e quasi spero che ce la farà, che ce la faranno, perché è quello che conta, diventare un plurale – finché siamo io e te, come eravamo io e te, non cambia mai niente - e poi magari nessuno di noi si incontrerà mai, continueremo a essere soli in quel modo che soli non siamo, coi nostri fantasmi d’orgoglio e dolore, la nostra paura, un manipolo di sogni che a volte sono forti e hanno il potere di distorcere la trama del mondo e altre volte ci gravano addosso perché quella forza non la troviamo, vogliamo possiamo, ed è il mondo che distorce la trama di noi – io, te, lui, lei… così simili nel nostro essere – diversamente - alla deriva.”

“Bor era appostato davanti all’entrata di casa, indossava il suo cappotto e un cappellino di lana. Le braccia erano incrociate sul petto e tutto di lui sembrava essere impaziente. «L’appuntamento con la tua amica è alle dieci, muoviti dai!» esordì. Asia non rispose e rimase a fissarlo per un tempo indefinito. Era sbigottita. «E tu che ne sai?», chiese non appena si riprese dallo stupore. «Tua madre stamattina presto è rientrata. Ti ha lasciato qualcosa da mangiare in cucina.» Cambiò discorso. Non guardava la ragazza mentre parlava, teneva lo sguardo fisso sulle braccia di Asia accartocciate in modo irrequieto. «Non ho fame. È tua abitudine origliare le conversazioni altrui?» insistette lei con caparbietà. Solo allora il Venator alzò gli occhi e catturò con il suo sguardo intenso la mente di lei. «Non origlio, sono entrato in camera tua mentre lo dicevi. Semplice. Se non devi mangiare allora copriti e andiamo.» «Per quale assurda ragione dovresti venire con me?» «Anche io voglio vedere come sta Nowak.» Asia non osò ribattere. Afferrò con un moto di stizza il suo piumino e uscì seguendo il Venator. La nebbia copriva il fiume Vistola e rendeva tutto ovattato e silenzioso, nonostante non fosse più mattino presto. Bor le porse il casco e si sedette sulla sua cavalcatura. «L’ospedale dista dieci minuti a piedi, non vengo con te in moto. Voglio fare una passeggiata» rifiutò la proposta. «Come vuoi» rispose secco lui intanto che scendeva e iniziava a camminarle davanti. Asia rimase ferma per un istante e poi con una rapida corsa lo raggiunse posizionandosi al suo fianco. «Guarda che la mia passeggiata doveva essere solitaria», affermò. «Saprò essere invisibile e silenzioso.» Cosa diavolo vuole questo cavernicolo da me? si domandò lei, mentre manteneva il passo svelto di Bor. (brano tratto da R.I.P. Requiescat In Pace di Eilan Moon)”