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Amore Quotes

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Amore Quotes

“[Sonetto I] A ciascun' alma presa e gentil core nel cui cospetto ven lo dir presente, a ciò che mi rescriva in su' parvente, salute in lor segnor, ciò é Amore. Gia eran quasi que atterzate l'ore del tempo che onne stella n'è lucente, quando m'apparve Amor subitamente, cui essenza membrar mi dà orrore. Allegro mi sembrava Amor tenendo meo core in mano, e ne le bracci' avea madonna involta 'n un drappo dormendo; poi la svegliava, d'esto core ardendo lei paventosa umilmente pascea: appresso gir lo ne vedea piagendo.”

“Ormai non mi è rimasto più nulla da fare. Ho esaurito tutte le cose che avevo scritto nella lista. A cosa potrei dedicarmi da qui in avanti?" "Dovresti fare quello che ti piace. Avrai qualche hobby, no?" "Sì, ascoltare musica, leggere libri... Ma a pensarci ora, entrambe le cose erano solo un mezzo per poter continuare a vivere. Li usavo solo per venire a compromessi con una vita altrimenti insostenibile. E ora che non devo più prolungarla a tutti i costi, la musica e i libri non sono più così importanti per me". "Dovresti apprezzarli in modo diverso, sotto un altro punto di vista. Godere della loro bellezza pura e semplice." "Però poi alla fine ricado sempre sulla stessa questione. Qualsiasi cosa ascolti o legga, si crea in me un senso di mancata appartenenza, come se io non c'entrassi nulla. A mio parere, sono opere create nella stragrande maggioranza per chi ha ancora una vita davanti. Del resto è naturale, nessuno scriverebbe per chi sta per morire". [...] Stavo per morire senza lasciare alcuna traccia. Una volta sognavo di essere immortale, ma ora non era più necessario coltivare simili speranze. Non mi interessava più che qualcuno si ricordasse di me. Perchè ora avevo lei accanto, e con lei il suo sorriso. "Allora, caro Kusunoki..." disse a un certo punto Miyagi con un sorriso strepitoso in volto. "Come vogliamo trascorrere i prossimi tre giorni?" Avevo la sensazione che quei tre giorni sarebbero stati per me molto più preziosi dei trent'anni di vita miserabile, e anche di quegli ultimi trenta giorni pur significativi, che avrei altrimenti potuto vivere. Alla fine non ero diventato nè famoso nè ricco. Ma in effetti qualcosa di meraviglioso mi era successo. Ero arrivato a pensare, dal profondo del cuore, che era valsa la pena di vivere.”

“Solo dopo aver perso la propria mamma per sempre si può capire l’essenza del vero amore e lo straziante dolore per la vita che se ne va.”

“Ella provava, anche una volta, un'inquietudine e un timore ch'ella medesima non sapeva definire. Le pareva di smarrire il senso della sua vita propria e d'esser sollevata in una specie di vita fittiva, intensa e allucinante, dove il suo respiro diveniva difficile. Attratta in quell'atmosfera ardente come il campo d'una fucina, ella si sentiva passibile di tutte le trasfigurazioni che l'animatore volesse operare su di lei per appagare il suo continuo bisogno di bellezza e di poesia. Ella sentiva che l'imagine sua propria nel poetico spirito non era di natura diversa da quella della defunta Estate chiusa nell'involucro opalino, pur così evidente da parer tangibile. E l'assaliva quasi una smania puerile di riguardarsi negli occhi di lui, come in uno specchio, per vedervi riflessa la sua sembianza reale.”

“-Ma è mai possibile trovarla? (la felicità) - Si, qualche volta la si può incontrare: un giorno, a un tratto, quando non ci si spera più. Allora si aprono nuovi orizzonti, e una voce pare che gridi "Eccola!". Si sente il bisogno di confidare a quella persona tutta la propria vita, di darle tutto, di sacrificarle tutto. Non c'è bisogno di spiegarsi: ci si capisce. Ci si è intravisti nei sogni. Finalmente, eccolo quel tesoro che si è tanto cercato, è là davanti a noi. Brilla, scintilla, Eppure si dubita ancora: non si osa credere. Si rimane abbagliati, come si uscisse dalla tenebra alla luce.”

“Dimmi il nome di un eroe che è stato felice." Riflettei. Eracle era impazzito e aveva ucciso la sua famiglia; Teseo aveva perso la sua sposa e suo padre; i figli e la nuova consorte di Giasone erano stati uccisi dalla sua prima moglie; Bellerofonte aveva ucciso la chimera ma era caduto dal dorso di Pegaso ed era rimasto storpio. "Non puoi." Si alzò a sedere e si sporse in avanti. "Non posso." "Lo so. Gli Dei non permettono a nessuno di essere famoso e felice." Inarcò un sopracciglio. "Ma voglio confidarti un segreto." "Dimmi." Adoravo quando faceva così. "Io sarò il primo.”

“Da quella sera so due cose. La prima è che l'amore ha sempre, sempre a che fare con qualcuno in grado di riportarti a casa. La seconda è che stare lì, soprattutto nei momenti difficili, può essere la soluzione migliore. Perché, quando ti sembra che la tua paura non abbia voce, è proprio allora che devi stare fermo, imparare a sentirla, accoglierla come parte di te.”

“Attenzione, dunque, alla lezione di morale. C'era una volta, nell'antico paese delle favole, una famiglia in cui c'erano un padre, una madre, un nonno che era il padre del padre e quel già citato bambino di otto anni, un ragazzino. Si dava il caso che il nonno fosse già avanti con l'età, perciò gli tremavano le mani e gli cadeva il cibo dalla bocca quando erano a tavola, il che suscitava grande irritazione al figlio e alla nuora, sempre lì a dirgli di fare attenzione a ciò che faceva, ma il povero vecchio, per quanto lo volesse, non riusciva a trattenere il tremito, peggio ancora se lo sgridavano, e il risultato era che sporcava sempre la tovaglia o faceva cadere per terra il magiare, per non dire poi del tovagliolo che gli legavano al collo e che bisognava cambiare tre volte al giorno, a colazione, a pranzo e a cena. Erano ormai le cose a questo punto e senza alcuna aspettativa di miglioramento quando il padre decise di farla finita con la sgradevole situazione. Si presentò a casa con una scodella di legno e disse al padre, da oggi in poi mangerete qui, vi siederete sulla soglia della porta perché è più facile da pulire e così vostra nuora non dovrà più preoccuparsi di tante tovaglie e tanti tovaglioli sporchi. E così fu. Colazione, pranzo e cena, il vecchio seduto da solo sulla soglia della porta, che portava il cibo alla bocca come gli era possibile, metà si perdeva per strada, una parte dell'altra metà gli scivolava giù per il mento, e non era granché la quantità che finalmente gli scendeva giù per quello che il volgo chiama il gargarozzo. Non sembrava che al nipote importasse molto del pessimo trattamento riservato al nonno, lo guardava, poi guardava il padre e la madre, e continuava a mangiare come se lui non c'entrasse niente in quella faccenda. Finché un pomeriggio, rientrando dal lavoro, il padre vide il figlio che scolpiva con un temperino un pezzo di legno e credette, com'era normale e usuale a quei tempi remoti, che stesse costruendo un giocattolo con le sue stesse mani. L'indomani, però, si rese conto che non si trattava di un carrettino, per lo meno non si vedeva dove si potevano incastrare delle ruote, e allora domandò, che stai facendo. Il ragazzo finse di non aver udito e continuò a scavare il legno con la punta del temperino, questo avvenne nel tempo in cui i genitori erano meno timorosi e non correvano a togliere dalle mani dei figli uno strumento tanto utile per la fabbricazione dei giocattoli. Non hai sentito, che stai facendo con quel pezzo di legno, di nuovo domandò il padre, e il figlio, senza alzare gli occhi, rispose, sto facendo una scodella per quando sarete vecchio, babbo, e vi tremeranno le mani, per quando vi manderanno a mangiare sulla soglia della porta, come avete fatto con il nonno. Furono parole sante. Caddero le fette di salame dagli occhi del padre, che vide la verità e la sua luce, e che all'istante andò a chiedere perdono al progenitore e quando arrivò l'ora della cena con le sue stesse mani lo aiutò a sedersi sulla sedia, con le sue stesse mani gli avvicinò il cucchiaio alla bocca, con le sue stesse mani gli pulì dolcemente il mento, perché lui poteva ancora farlo mentre il suo amato padre non più.”

“Tu sei venuto per conoscere tutto! Tu sei venuto per amare tutto! Per strappare al gran buco del non-essere, le cose e chiamarle al viaggio, alla luce. Per questo sei qui. Per conoscere tutto: case, strade, corridoi, galere, orologi, vette, animali, batteri, metalli, pietre, amori, ogni moto di un cuore, anche il suo massimo strazio, e poi cattedrali, ponti, numeri, colori, atomi, particelle, velocità, formule. Per questo sei qui. Per amare tutto.”

“L'amore è una forma di pregiudizio. Ami ciò di cui hai bisogno, ami ciò che ti fa star bene, ami ciò che ti torna più utile. Come fai a dire di amare una persona quando ce ne sono almeno diecimila al mondo che ameresti di più solo se le incontrassi? Ma non le incontrerai mai. [...] D'accordo, allora ognuno di noi fa del suo meglio. È assodato. Ma dobbiamo capire che l'amore spesso nasce da un incontro fortuito. La maggior parte della gente ci ricama troppo sopra. Con queste premesse una sana scopata non va del tutto snobbata.”

“Vuoi deciderti oppure no?" "Ma non posso. Non so perchè mi sento così in colpa..." "Be' è ovvio, ti senti in colpa perchè è la prima volta che fai qualcosa per te e soltanto per te. (...) Almeno tu puoi prendere una decisione. Io no. Come sempre, ho lasciato che la vita decidesse per me. (...) L'unica cosa che ci separa dalla felicità è la paura del cambiamento." (...) "Sapete ragazze? Sono stufa di essere quella forte. A volte ho l'impressione di esistere solo per far sentire meglio gli altri: a partire da mia madre, dalle mie sorelle, dal mio ufficio... Ciao sono Casandra, non preoccuparti, non ti darò problemi, anzi, non ne ho, ma puoi darmi i tuoi".”