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Amore Quotes

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Amore Quotes

“«Ehilà, reginetta di bellezza, sei pronta?» la voce di Rhage lo raggiunse in bagno. «O hai in mente di depilarti le sopracciglia?» Qhuinn diede una rapida controllata alle basette con la mano. A posto. «Vaffanculo, Hollywood», strillò al di sopra del getto d'acqua. Chiuse il rubinetto e uscì dalla doccia, asciugandosi mentre tornava in camera da letto. Ritto accanto a un Tohr tutto sorridente, Rhage teneva le braccia dietro la schiena. «Bel modo di parlare al tuo cazzo di stilista.» Qhuinn li guardò torvo. «Se lì dietro avete un tessuto hawaiano vi uccido.» Rhage guardò Tohr, sogghignando. Quando l'altro fratello annuì, Hollywood tirò fuori quello che nascondeva dietro il corpo mastodontico. Qhuinn rimase impietrito. «Un momento… quello è uno…» «Smoking, credo che si chiami così», lo interruppe Rhage. «S–M–O–K–I–N–G.» «È della tua taglia», disse Tohr. «E Butch dice che lo stilista è il migliore su piazza.» «Ha lo stesso nome di un'automobile», bofonchiò Rhage. «Non ci si crede… uno tutto pieno di sé, con la puzza sotto il naso…» «Ehi, avete visto anche voi Honey Boo Boo?» chiese Lassiter, piombando nella stanza. «Woooow, bello smoking…» «Solo perché insisti ad accendere la tele su quell'orrore di reality nella sala del biliardo.» Hollywood si voltò proprio mentre V entrava dietro l'angelo. «Qhuinn non sapeva nemmeno cos'era, Vishous.» «Lo smoking?» V si accese una delle sue sigarette rollate a mano. «Per forza. È un vero maschio.» «Allora vuol dire che Butch è una ragazza», fece notare Rhage. «Perché l'ha comprato lui.» «Ehi, quanta gente, siamo già nel pieno della festa», esclamò Trez, sopraggiungendo insieme ad iAm. «Oh, bello smoking. Non è un Tom Ford?» «Non era un Dick Chrysler?», scherzò Rhage. «O un Harry GM… no, aspetta, questa suona come una battutaccia…» «Meglio che ti vesti, Raperonzolo.» V controllò l'orologio. «Non abbiamo molto tempo.» «Questo sì che è un signor smoking», sentenziò Phury, spalancando la porta insieme a Z. «Ne ho uno identico.» «Fritz ha già acceso le candele», annunciò Rehv alle spalle dei gemelli. «Ehi, bello smoking. Ne ho uno identico.» «Anch'io», ribadì Phury. «Il taglio è fantastico, vero?» «Le spalle, giusto? Tom Ford è il migliore…» Un pandemonio. Totale. Assoluto. Osservando la scena, con tutti quei vampiri che parlavano uno sopra l'altro, dandosi il cinque e scambiandosi pacche sul sedere, Qhuinn rimase per un attimo senza fiato. Poi abbassò gli occhi sull'anello che gli aveva regalato Blay. Avere una famiglia era… proprio, incredibilmente meraviglioso. «Grazie», disse piano. Tutti si bloccarono di colpo, voltandosi verso di lui e guardandolo, immobili, in perfetto silenzio. Fu Z a prendere la parola, con gli occhi gialli che brillavano. «Mettiti il vestito della festa. Ci vediamo giù di sotto, playboy.» Le pacche sulle spalle si sprecarono via via che tutti, uscendo, lo salutavano. Poi Qhuinn rimase da solo con il suo smoking. «Coraggio, diamoci una mossa», disse all'abito.”

“Più tardi, molto più tardi, lui si sarebbe ricordato di quel momento tra loro…sembrava dover durare per sempre, allungarsi verso l’infinito. Tutti i dettagli si impressero nella sua memoria, dalla scintilla nei suoi occhi alla lucentezza dei capelli, dal modo in cui sorrideva al rossore sulle guance. I ricordi diventano speciali quando sono tutto quello che ti rimarrà dell’amata.”

“Rimasero così per un tempo interminabile, lui a fissare il pavimento, lo sguardo di lei verso il soffitto. Poi, nel silenzio, lui si rese conto che avevano raggiunto il punto più alto della consapevolezza di chi erano come individui e cosa significavano insieme. Era l’essenza di entrambi: i loro sbagli, percepiti e veri, erano sul tavolo, non avevano più segreti, e la loro eternità era ancora intatta.”

“E chissà se ogni tanto anche tu - a casa, nella strada dove sei tornato, nella tua città -, chissà se anche tu senti, vagamente, una specie di tenue ombra sull'anima, chissà se la senti che ti accompagna e fa capolino di tanto in tanto. Come se fra i tuoi effetti personali si fosse introdotta la valigia di un altro passeggero, non del tutto diversa dalla tua, e come se fra te e le cose ci fosse un certo distacco, come se per un po' tu fossi ancora straniero qui, spaesato come eri laggiù. E a tratti guardi le scene, le strade e le persone di qui e le vedi da turista, e tutto quello che è ovvio, chiaro e normale, tutto quello che è familiare, domestico e noto, ti appare con una lucidità e un'intensità misteriose.”

“L'amore coniugale. Che è più indefinibile dell'amore in sé, e dell'innamorarsi, la cosa più semplice del mondo, la più facilmente gestibile supportata da regole quasi infallibili. L'amore "in casa", come lo chiama talvolta per scherzo Duccio, va coltivato, accudito, salvaguardato. Mai abbassare la guardia. Non tanto perché la sciattezza è sempre in agguato, e non c'entrano, se non in parte, le pantofole sfondate, la tuta da ginnastica sporchiccia indossata tra le pareti domestiche, il famoso tubetto di dentifricio mal strizzato, no, queste cose, seppur a volte sgradevoline, hanno un loro potere d'innocuo intenerimento. La vera trascuratezza è tornare a casa e sbuffare perché l'altro non ha svuotato la lavatrice - né tantomeno ci ha pensato l'imbambolata filippina part-time - e rinfacciarlo con segreta soddisfazione: "E' mai possibile che devo fare tutto io in questa casa?" La sciattezza, l'incuranza, sta nell'allevare quel mostro a più teste di nome risentimento.”

“Quand'è che quello spirito ha cominciato a cambiare? Quando hanno cominciato a cambiare loro? O hanno semplicemente smesso di essere come avrebbero voluto essere, E sono tornate a essere come sono? A che punto il gioco dell'invenzione si è trasformato in sforzo di costruzione, impegno dopo impegno, vincolo dopo vincolo? Quand'è che la leggerezza si è trasformata in peso?”

“Esse in effetti praticavano il libero amore, ma erano giovani donne, nella loro esatta stagione d'amore coincidente con una stagione di morte, amavano uomini doomed e l'amore fu molto spesso il penultimo gesto della loro destinata esistenza. Si resero utili, combatterono, fuggirono per la loro vita, conobbero strazi e orrori e terrori sopportandoli quanto gli uomini. Qualcuna cadde, e il suo corpo disteso worked up the men to salute them militarily. E quando furono catturate e scamparono, tornarono infallantemente, fedelmente alla base, al rinnovato rischio, alle note sofferte conseguenze, doper aver visto e subito cose per cui altri od altre si sarebbero sepolti in un convento.”

“«Devi vedere i colori di questa città» mi disse mentre già scendevamo la scalinata. «Londra è colorata. C’è il rosso degli autobus, per esempio». Mi afferrò la mano che aveva abbandonato per permettermi di scendere le scale e quasi mi trascinò per i primi passi. «Devi vedere il verde dei parchi, l’azzurro del fiume, il rosa di certi tramonti… Londra è molto più di autobus rossi e taxi neri, vedrai cosa intendo»”

“Era una giornata perfetta per passeggiare tra i roseti, il sole splendeva alto nel cielo e la brezza mite spargeva nell’aria il profumo di quelle splendide rose rosse. Mi concentrai sulle sensazioni di benessere che stavo provando: il profumo, la frescura, la vista rilassante del parco a perdita d’occhio. Ma in fondo al cuore sapevo che il motivo della mia gioia era un altro. Il suo nome era Scott ...”

“L'assolutezza del desiderio costruisce e disfa il mondo, le persone. Desideri e ti senti vivo. Smetti di desiderare e perdita vita. I buddhisti sono convinti del contrario e la Donnagatto, che pure vuole la vita a tutti costi, sa che il desiderio consuma i corpi, li disintegra e li spoglia presto o tardi del valore che ci fa andare oltre la nostra pelle per volere quella altrui. Forse è quello che qualcuno chiama l'usura del tempo o dell’abitudine. Fidati, anche Kate Moss, se tu ce l'avessi a disposizione tutti i giorni, rivelerebbe le sue magagnette, una quantità di imperfezioni, di cose da niente che poi finiscono per diventare insopportabili, mi dice, mentre armeggia quel filo del telefono come se fosse la coda di un felino.”

“Per dirla con un paragone: l'organismo umano isola il proiettile che non si è riusciti a estrarre, formandogli intorno uno strato di calcio, in modo che non costituisca più un fastidioso elemento estraneo, ma finisca semplicemente per sparire nel suo involucro protettivo. L'anima umana funziona allo stesso modo: crea gradualmente intorno ai nostri errori, alle nostre delusioni e ai nostri dolori gli strati protettivi dell'oblio, isolandoli così dalle azioni e dai pensieri della vita quotidiana.”

“O dieses ist das Tier, das es nicht giebt. Sie wußtens nicht und habens jeden Falls – sein Wandeln, seine Haltung, seinen Hals, bis in des stillen Blickes Licht – geliebt. Zwar war es nicht. Doch weil sie’s liebten, ward ein reines Tier. Sie ließen immer Raum. Und in dem Raume, klar und ausgespart, erhob es leicht sein Haupt und brauchte kaum zu sein È questo l’animale favoloso, che non esiste. Non veduto mai, ne amaron le movenze, il collo, il passo: fino la luce dello sguardo calmo. Pure “non era”. Ma perchè lo amarono, divenne. Intatto. Gli lasciavan sempre più spazio. E in quello spazio chiaro, etereo: serbato a lui – levò, leggiero, il capo. And here we have the creature that is not. But they did not allow this , and as it happens - his gait and bearing, his arched neck, even the light in his eyes - they loved it all. Yet truly he was not. But because they loved him the beast was seen. And always they made room. And in that space, empty and unbounded, he raised an elegant head, yet hardly fought for his existence. Oh ! C'est elle, la bête qui n'existe pas. Eux, ils n'en savaient rien, et de toutes façons - son allure et son port, son col et même la lumière calme de son regard - ils l'ont aimée. Elle, c'est vrai, n'existait point. Mais parce qu'ils l'aimaient bête pure, elle fut. Toujours ils lui laissaient l'espace. Et dans ce clair espace épargné, doucement, Elle leva la tête, ayant à peine besoin d'être.”

“Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio o freccia di garofani che propagano il fuoco: t'amo come si amano certe cose oscure, segretamente, entro l'ombra e l'anima. T'amo come la pianta che non fiorisce e reca dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori; grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo il concentrato aroma che ascese dalla terra. T'amo senza sapere come, né quando né da dove, t'amo direttamente senza problemi né orgoglio: così ti amo perché non so amare altrimenti che così, in questo modo in cui non sono e non sei, così vicino che la tua mano sul mio petto è mia, così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.”

“In realtà si dovrebbe parlare di attrazione e non di gravitazione. Ogni oggetto, microscopico o macroscopico, è attratto da altri oggetti secondo un rapporto tra la massa e la velocità. Questa legge funziona anche per le persone, anzi soprattutto per le persone. Sono attratte da altre persone ma anche da oggetti, animali, panorami, natura, progetti. [...] Il pilastro è l'amore. L'amore sorregge la nostra esistenza in tutte le sue pieghe, alimenta i desideri, scatena il furore delle passioni e la dolce tenerezza degli affetti.”

“Sei stata per me come un corso d’acqua. Un piccolo affluente giunto dal nulla che, nel cuore dell’inverno, ha nutrito le mie radici. Hai tramutato ogni singolo detrito che spingevo con rabbia alla foce in un urlo vitale e, seppur non abbia riconosciuto la tua voce per molto tempo, ho memoria di ogni tuo piccolo gesto. La tua linfa non ha perso proprietà e oggi quelle radici risalgono in superficie in attesa di una nuova primavera. Grazie per avermi fatto ritrovare da solo senza mai esserti assentata.”

“Ho il cuore pesante, mi sembra di avere dentro di me un alieno che vuole aprirmi il petto e venire fuori. Il ricordo di Giulia che mi guarda con amore infinito e mi bacia per ore non vuole proprio andare via. La fine di un amore rende impotenti e i ricordi sembrano fatti apposta per metterti davanti tutto ciò che vorresti invece dimenticare. Sembra quasi che esista uno spazio nel cervello che si aziona con un input involontario e ti fa rivivere tutte quelle situazioni che vorresti cancellare con un click. I ricordi possono essere invadenti e più vorresti allontanarli più rimangono lì, come un corvo sulla spalla, facendoti sentire un totale cretino”

“Mio. Il pensiero le attraversò la mente veloce come un alito di vento, una scarica fredda dalla testa alle dita dei piedi. Mio. Era meno di un fatto ma più di un desiderio – venti giorni ormai dalla prima volta in cui si erano visti, un poco meno da quando l’aveva baciata. Una settimana da quando, quella sera, l’aveva quasi avuta sul pavimento della cucina. Quella sera le echeggiava ancora nelle ossa. Quella sera e Won-ho, il suo sapore, il suo tocco – informazioni non volute che l’avevano tenuta sveglia di notte, conoscenza molesta che si era portata sotto la pelle per i tre appuntamenti successivi, mai davvero da soli. Impossibile ritrovare quel furore quando sapeva benissimo che nella stanza accanto Yae-rim ascoltava musica con un auricolare solo, curiosa. Sua. Era il corollario di mio – impossibile possedere qualcuno, averlo, senza che lui ci possieda, uno scambio uguale, pelle per pelle, sangue per sangue. Sua: quella sillaba piccolissima, quasi una catena sulla pelle. Lo guardò lavorare, accorciare i rami con gesti esperti, accurati, le cesoie che brillavano al sole. Si ascoltò il sangue correre lento ma tiepido nelle vene, il cuore battere piano. Mio, sua. La sintattica sapeva essere pericolosa.”

“Glielo spiegai; non a parole, ma nel linguaggio della carne, di labbra, lingua e mani, del respiro accelerato e del pulsare del sangue nelle vene, nell'umore salato del desiderio. È la stessa domanda che poniamo alla nostra esistenza, e anche la risposta è sempre la stessa. Il mistero non è nella domanda e neppure nella risposta, ma nel continuare a domandarsi e a rispondersi, perché la fine è generata dall'inizio.”

“«Qualunque cosa succeda, io non tornerò mai a casa» disse lei risoluta. «Lo so.» Eleanor tacque. «Qualunque cosa succeda,» disse Park «io ti amo.» E si abbracciarono. «Non riesco a credere che la vita ci abbia fatto dono l'uno dell'altra per poi riprendersi indietro tutto» continuò Park. «Io sì. La vita è una merda» fece lei. Park la strinse ancora di più a sé e le affondò il viso nel collo. «Sta a noi, però...» sussurrò. «Sta a noi non perdere tutto questo.»”

“Amore, quante strade per giungere a un bacio, che solitudine errante fino alla tua compagnia! I treni continuano a rotolare soli con la pioggia. A Taltal ancora non albeggia la primavera. Ma tu ed io, amor mio, siamo uniti, uniti dai vestiti alle radici, uniti d'autunno, d'acqua, di fianchi, fino ad essere solo tu, sol io uniti. Pensare che costò tante pietre che trascina il fiume, la foce dell'acqua del Boroa, pensare che separati da treni e nazioni tu ed io dovevamo semplicemente amarci, confusi con tutti, con uomini e con donne, con la terra che pianta ed educa i garofani.”