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Morte Quotes

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Morte Quotes

“A única coisa que havia ali dentro era uma cama sem colchão, que ele olhava fixamente. Em cima dela, sua mãe teria chorado e tremido de medo. Em cima dela, teria lamentado sua vida, sofrido as dores do ventre e as do coração. Em cima dela, sua mãe teria conhecido sua desimportância, teria entendido que o mundo podia muito bem continuar sem ela. Em cima dela, sua mãe talvez tivesse desejado morrer. Enfim, em cima daquela cama, sua mãe acabou tendo seu encontro fatal com a morte. E, diante dela, se encontrava agora a explicação para toda aquela dor.”

“La nascita e la morte degli esseri umani non sono semplici eventi naturali,ma sono connesse a un mondo in cui singoli individui - uniche, insostituibili e irripetibili entità - appaiono o da cui scompaiono. La morte e la nascita presuppongono un mondo che non è in costante movimento,ma la cui durevolezza e relativa permanenza rendono possibili l'apparizione e la scomparsa, un mondo esistente prima che un qualsiasi individuo vi facesse la sua apparizione e che sopravviverà quando infine scomparirà.”

“Avrei potuto parlargli di come sia un miracolo che il nostro pianeta non venga colpito da un asteroide di grandi dimensioni, considerata l’enorme mole di rocce che gravitano nello spazio. Di come immaginiamo l’universo vuoto quando in realtà è pieno di pietre e granelli di ogni tipo, di come i finestrini della Stazione spaziale internazionale si ricoprano di continuo di polvere e di quanto sia facile vedere da lassú una «stella cadente», un meteorite che impatta con l’atmosfera. Che è tutto in un equilibrio instabile e magico attorno a noi, che nonostante sfreccino oggetti a velocità incredibili a un passo dal nostro naso, siamo ancora qui, a goderci il sole e il mare, e di come qualcuno ritenga che siano stati proprio i grandi impatti del passato a regalarci quest’inaspettata villeggiatura sulla Terra, perché potrebbe essere stato un urto a far inclinare l’asse terrestre (che ci fa apparire il pianeta un po’ abboccato su un lato) cosí da permettere al globo di essere raggiunto nel suo insieme dal Sole. È grazie a questa inclinazione se esistono le stagioni. Ed è stato sempre un impatto a far sparire i dinosauri e a permettere quindi l’entrata in scena dei mammiferi e dell’uomo. Questo dovrò tentare di spiegare un domani a mio figlio: che la vita riparte sempre e che gli scontri a volte portano anche qualcosa di buono. Certo, lo andassero a spiegare ai dinosauri.”

“Perché io sono come i gatti: che si affezionano più alle cose che agli uomini, più ai muri che alla faccia del padrone. È così orribile, sai, pensare che io tornerò nel mio paese, e continuerò a vivere e poi morirò e tutte le cose che sono state mie per tanti giorni, la chiesa, il chiostro, il giardino della casa e tutto, tutto, continueranno a vivere staccate da me, avulse da me, morte per i miei occhi.”

“Sì, io... È possibile che la mia vita, proprio la mia, assomigli alla sua? Il lavoro, la famiglia, nessuna passione, nessun rischio da correre, nessuna nobile avventura da vivere, e, per finire, la morte? Non è possibile accettare in anticipo l’idea che tutto ciò basti a riempire la vita, la propria vita, preziosa e unica, e tuttavia… Inizio a credere che un’esistenza qualsiasi, grigia, piatta, possa estenuare l’uomo a tal punto che, invecchiato, egli aspiri al riposo. Al contrario, più la vita è stata appassionata e piena, più comprensibile sarebbe il grido del morente: ‘Come? Di già? Ma non son riuscito a far nulla! Non ho avuto tempo!... Non ho vissuto…’”.”

“Per morire non è necessario fare nulla. Possiamo restare nascosti tutta la vita in un armadio sotto le scale e ci troverà comunque, la morte: si presenterà avvolta in un mantello che la rende invisibile e agiterà una bacchetta magica, portandoci via in un lampo quando meno ce lo aspettiamo. Cancellerà ogni traccia della nostra esistenza su questa Terra e lo farà gratuitamente. Non chiederà nulla in cambio. Si inchinerà al nostro funerale e accetterà gli elogi per aver compiuto bene il suo lavoro, poi scomparirà. Vivere è un po' più complicato. C'è una cosa che dobbiamo sempre fare. Respirare. Inspira ed espira: ogni singolo giorno, in ogni ora, minuto e secondo dobbiamo farlo, che ci piaccia o meno. Anche mentre pensiamo di soffocare speranze e sogni, comunque respiriamo. Anche mentre appassiamo e vendiamo la nostra dignità all'uomo nell'angolo, comunque respiriamo. Respiriamo quando abbiamo torto, respiriamo quando abbiamo ragione, respiriamo perfino mentre precipitiamo nel baratro verso una fine prematura. Non si può evitare.”

“Mi pare che qualcuno potrebbe dire: che obbligo ha Iddio di regalarci l'immortalità? L'immortalità dell'anima è una invenzione dell'egoismo umano che in fin dei conti vuol far servire Iddio al comodo proprio. Noi vogliamo un premio per il bene che facciamo agli altri e una pena per il male che gli altri fanno a noi. Rassegnamoci invece a morire anche noi del tutto come ogni essere vivente e facciamo sin che siamo vivi la giustizia per noi e per gli altri, senza speranza di premi futuri, solo perché Iddio vuole da noi questo come vuole che ogni stella faccia lume e che ogni pianta faccia ombra. Cosa Le pare, a Lei?» «Cosa vuol che Le dica?», rispose il Gilardoni. «A me pare una gran bellezza! Non posso dire: una gran verità. Non lo so, non ci ho mai pensato; ma una gran bellezza! Io dico che il Cristianesimo non ha potuto avere né immaginare dei Santi sublimi come questo qualcuno! È una gran bellezza, è una gran bellezza!» «Perché poi», riprese Luisa dopo un breve silenzio, «si potrebbe forse anche sostenere che questa vita futura non sarebbe proprio felice. Vi è felicità quando non si conosce la ragione di tutte le cose, quando non si arriva a spiegare tutti i misteri? E il desiderio di saper tutto sarà esso appagato nella vita futura? Non resterà ancora un mistero impenetrabile? Non dicono che Dio non si conoscerà interamente mai? E allora, nel nostro desiderio di sapere, non finiremo a soffrire come adesso, anzi forse più, perché in una vita superiore quel desiderio dev'essere ancora più forte? Io vedrei un solo modo di arrivare a saper tutto e sarebbe di diventar Dio...»”

“Le persone temono di morire perché hanno paura dell’ignoto. Ma per l’appunto, che cos’è l’ignoto? Ti propongo, Oscar, di non aver paura, ma fiducia. Guarda il viso di Dio sulla croce: subisce il dolore fisico, ma non prova dolore morale perché ha fiducia. Perciò i chiodi lo fanno soffrire meno. Si ripete: mi fa male ma non può essere un male. Ecco. È questo il beneficio della fede.”

“Asami soffriva si una patologia che aumentava la probabilità di aborti spontanei. Una volta saputo di essere incinta, aveva deciso di tenere il bambino comunque, anche se da madre single. Presa questa decisione, la scoperta della sua patologia era stata uno shock ulteriore. Non poteva fare a meno di pensare che fosse stata colpa sua. Dava per scontato che anche Kurata avrebbe trovato qualcosa da dirle, tanto per consolarla. Invece, la sua prima reazione dopo aver ascoltato la sua storia fu chiedere da quanti giorni sapesse di aspettare un bambino. Quando lei gli disse che erano passate dieci settimane, lui le chiese: "Secondo te, perchè al bambino che avevi in pancia è stata concessa la vita in questo mondo per quei settanta giorni?". D'un tratto, non riusciva a smettere di aggredirlo. Si era già rimproverata per non aver dato alla luce il suo bambino, ma sentirsi dire una cosa simile da uno che non ne aveva alcun diritto la turbava ancora di più. Con aria pacata, Kurata attese pacificamente che Asami smettesse di piangere, poi disse: "Quel bambino ha usato i suoi settanta giorni di vita per renderti felice. Se continui a devastarti in questo modo, il tuo bambino avrà sprecato quei settanta giorni". Il suo messaggio non voleva essere consolatorio: le indicava una strada per cambiare il modo di interpretare il dolore che stava provando. "Invece, se adesso provi a essere felice, il tuo bambino avrà messo a frutto i suoi settanta giorni. E in quel caso, la sua vita avrà avuto senso. Solo tu puoi dare senso alla vita che ha ricevuto in dono. Perciò devi fare il possibile per essere felice. E la persona che lo vorrebbe di più è proprio il tuo bambino". Sentendolo parlare così, ad Asami mancò quasi il fiato. La profonda disperazione che le gravava sul cuore cominciò a dissiparsi, e ogni cosa le parve più chiara. "Cercando di essere felice, posso dare senso alla vita del mio bambino". Ecco la risposta.”

“Ciò che lo affascinava erano gli esseri umani nella loro infelicità, non lo attraevano le persone in sé, ma la loro infelicità, e l'infelicità la coglieva dovunque ci fossero delle persone, pensai, era avido di persone perché avido di infelicità. L'uomo è l'infelicità, diceva di continuo, pensai, solo gli imbecilli affermano il contrario. Essere partoriti è un'infelicità, diceva, e fintanto che viviamo ci portiamo appresso questa infelicità, che soltanto la morte può spezzare. Ma ciò non significa che noi siamo solo infelici, la nostra infelicità è la premessa per poter essere anche felici, solo passando attraverso l'infelicità possiamo essere felici, così diceva, pensai. I miei genitori non mi hanno mostrato nient'altro se non l'infelicità, diceva, la verità è questa, pensai, eppure molto spesso sono stati felici, e lui dunque non poteva dire che i suoi genitori erano stati esseri umani infelici, e neppure poteva dire che erano stati felici, come pure di se stesso non poteva dire né di essere felice né di essere infelice, perché tutti gli esseri umani sono infelici e felici nello stesso tempo, diceva, e volta a volta è più grande in essi l'infelicità della felicità o viceversa. Ma una cosa è sicura, così diceva, pensai, che negli esseri umani c'è più infelicità che felicità.”

“Como se envelhece rápido, como a sabedoria nada tem a ver com a idade: não nos tornamos mais sábios, apenas conscientes de que os riscos são inerentes a qualquer ação. E então refreamos os desejos, pois tememos que nossos músculos enfraquecidos não mais respondam aos desejos do coração e das memórias. E então preferimos nos calar, calar os desejos, evitar que a vida bruta que nos corria nas veias, naqueles anos, continue a fluir pelos tendões enrijecidos. E então esse medo nos faz precavidos, preferimos aconselhar, nos resguardar da própria vida, como vassouras desgastadas, nos esconder em nossas roupas de lã, mesmo num verão como este. E então tudo o que nos resta é posar de sábios, como se a proximidade da morte nos fizesse melhores conhecedores da vida. Não nos tornamos sábios, apenas velhos, com nossos compromissos, nossos sonhos não cumpridos e, quase sempre, uma vida inútil atrás de nós.”

“Alina podia escutar a voz da delegada se elevando, o dedo apontando sua cara enquanto outra mão indicava o homem na cadeira de rodas: sua geração nunca passou por guerras, nunca sobreviveu à violência da ditadura militar, nunca nem sentiu a loucura da inflação, você não sabe o que é sofrimento. E Alina respondia, com os dentes entrecerrados, é pedir demais ter uma vida um pouco melhor?, não bater ponto num trabalho que detesto?, não passar metade do meu tempo desperta num ambiente que abomino?, sentir meu cérebro definhando num trabalho que podia ser realizado por animais domesticados? é tão absurdo assim esperar algo mais da vida?, por acaso o seu Deus, com letra maiúscula, o seu único Deus, o verdadeiro Deus vai receber você no Paraíso e calcular, ah, você passou setenta mil horas trabalhando em algo que detesta, por causa disso poderá passar setenta mil horas se divertindo no Paraíso, fazendo o que você quiser, pode virar artista, estudar coisas estranhas, as setenta mil horas são suas, é isso que o seu Deus vai fazer?, e se você morrer e ele não estiver lá e a eternidade for apenas uma repetição da vida, viver tudo de novo, ou seja, a extensão ad infinitum desse meu inferno num cubículo? vou perguntar só mais uma vez: é pedir demais que a vida seja só um pouco melhor do que ela é?”

“E, com efeito, o mundo dos nossos adultos está cada vez mais triste, mais crápula, mais ratazana. É uma bicharada que vai a correr pró buraco do coval, comprometida e lassa, sem alegria, sem carácter, sem sentimentos, sem dignidade nenhuma. Não são gente; são baratas medrosas, assustadas sempre, que andam de luto por eles-mesmos e se escondem quando pressentem uma luz, a ousadia de um gesto, a virtude duma palavra. Adultos, cadáveres de jovens. Metem dó, metem nojo, tão velhinhos e tão resignados. Cagarolas.”

“Sede, portanto, surdos quando alguém vos fala sem Jesus Cristo, da linhagem de Davi, nascido de Maria, que verdadeiramente nasceu, que comeu e bebeu, que foi verdadeiramente perseguido sob Pôncio Pilatos, que foi verdadeiramente crucificado e morreu à vista do céu, da terra e dos infernos. Ele realmente ressuscitou dos mortos, pois o Seu Pai O ressuscitou, e da mesma forma o Seu Pai ressuscitará em Jesus Cristo também a nós, que Nele cremos e sem o qual não temos a verdadeira vida.”

“Tutti cercavano di nascondere al nonno le sue condizioni e la situazione che ci circondava. Il nonno sapeva tutto, ma non permetteva che la confusione ed il caos lo sommergessero. Parlava della morte come usava parlare prima di ogni lngo viaggio. (...) Andavo a trovarlo una volta al giorno. (...) Una volta mi raccontò una parabola che non riuscii a capire; lui parve accorgersene e disse: "Non fa niente, l'importante è amare questa mattinata".”

“Lembro-me é de quando na nossa primeira noite eu te disse que te amava e tu disseste também te amo. Hei-de lembrar-me decerto ainda de quantas outras palavras me disseste. Mas agora quero ouvir apenas essa tua palavra ardente em que toda a vida se me consumiu. E do sim gentil no pátio da Universidade e em que tudo começou. Também te amo. Sim. E é estranho como uma vida inteira se me resuma a uma palavra. Possivelmente por ser a única a dizer tudo o que valeu a pena saber.”

“Il bello è ciò che cogliamo mentre sta passando. È l’effimera configurazione delle cose nel momento in cui ne vedi insieme la bellezza e la morte. Questo significa che è così che dobbiamo vivere? Sempre in equilibrio tra la bellezza e la morte, tra il movimento e la sua scomparsa? Forse essere vivi è proprio questo: andare alla ricerca degli istanti che muoiono.”

“A morte deve ser privada de seu caráter como lugar de incursão do metafísico; sua banalização deve banir a questão sinistra por ela colocada. Schleiermacher falou, certa vez, do nascimento e da morte como "perspectivas" por meio das quais o homem vislumbra o infinito. Mas justamente esse infinito põe em questão seu caráter ordinário, o que faz com que o homem procure bani-lo: a repressão da morte é mais efetiva quando a morte foi naturalizada. A morte deve tornar-se tão coisificada, tão ordinária, tão pública, que nela não reste mais nenhum resquício de questão metafísica. Isso tudo tem consequências decisivas para a relação do homem consigo mesmo e com a realidade em sua totalidade. A ladainha de Todos os Santos expressa a disposição do fiel cristão diante da morte, na seguinte prece: A subitanea morte, libera nos, Domine - "Livrai-nos, Senhor, da morte precoce e inesperada". O arrebatamento súbito, sem que se esteja preparado, munido para enfrentá-lo, aparece como o perigo do homem, do qual ele quer ser salvo. Seu desejo é o de trilhar em plena consciência o último trecho do caminho; ele quer morrer por si mesmo. Se hoje resolvessemos formular uma ladainha dos não fiéis, sem dúvida a prece seria o inverso: "Senhor, dá-nos uma morte repentina e inesperada". A morte deve chegar repentinamente, sem dar tempo para pensar nem sofrer. Aqui fica claro, primeiramente, que a anulação plena do temor metafísico não foi bem sucedida; a pretensão era a de ter pleno controle sobre a própria morte, de preferência, produzindo-a por si mesmo, fazendo-a desaparecer como questão que supera a técnica e que diz respeito ao ser humano como tal. A importância que se confere à questão da eutanásia baseia-se no fato de que é preciso anular a morte como fenômeno que foge ao meu controle, substituindo-a pela morte técnica, a qual eu mesmo não necessito morrer. É preciso fechar a porta à metafísica, antes que ela consiga entrar.”

“Il pianto offusca le proprie colpe e permette di accusare, senz’obbiezioni, il destino. Piangevo perchè perdevo il padre per cui ero sempre vissuto. Non importava che gli avessi tenuto poca compagnia. I miei sforzi per diventare migliore non erano stati fatti per dare una soddisfazione a lui? Il successo cui anelavo doveva bensì essere anche il mio vanto verso di lui, che di me aveva sempre dubitato, ma anche la sua consolazione. Ed ora invece egli non poteva più aspettarmi e se ne andava convinto della mia insanabile debolezza. Le mie lacrime erano amarissime.”

“Naturalmente io non sono un ingenuo e scuso il dottore di vedere nella vita stessa una manifestazione di malattia. La vita somiglia un poco alla malattia come procede per crisi e lisi ed ha i giornalieri miglioramenti e peggioramenti. A differenza delle altre malattie la vita è sempre mortale. Non sopporta cure. Sarebbe come voler turare i buchi che abbiamo nel corpo credendoli delle ferite. Morremmo strangolati non appena curati.”

“Ha detto che le era difficile immaginare il mondo senza di lei. Quando sei giovane e pensi a un mondo e a un tempo in cui tu non esistevi, la cosa non ti turba. Perché la storia sembra dotata di una direzione implicita che porta fatalmente al momento in cui sei tu a irrompere sulla scena. Il mondo senza di noi prima di noi è una lunga fase preparatoria. Il mondo senza di noi dopo di noi invece è semplicemente il mondo senza di noi. Finché appare lontano riusciamo a placare l’angoscia dell’idea. Ma io so che fra qualche settimana, al massimo qualche mese, non ci sarò piú e il mondo continuerà a esistere, senza nemmeno una increspatura. Senza nemmeno un sussulto. Voi piangerete, ma poi dovrete occuparvi delle questioni pratiche e smetterete di piangere. E comunque sarete sollevati che questa sofferenza non ci sia piú. Potrete distogliere lo sguardo e occuparvi di vivere. Come è giusto. E tutto sarà finito.”

“E solo per un attimo avevo raggiunto quell'apice d'estasi che avevo sempre desiderato raggiungere, che era il completo passaggio attraverso il tempo cronologico nelle ombre senza tempo, e stupore nella desolazione del regno mortale, e la sensazione di morte che mi batteva ai calcagni perché andassi avanti, con un fantasma che stava alle calcagna di se stesso, e io che correvo verso un trampolino dal quale si tuffavano tutti gli angeli per volare nel vuoto sacro della vacuità non creata, le potenti e inconcepibili radiazioni che splendono nella luminosa Essenza Mentale, innumerevoli regioni del loto che sbocciavano in un magico sciamare di falene nel cielo. Potevo sentire un indescrivibile rombo ribollente che non era nelle mie orecchie ma dovunque e non aveva niente a che fare col suono. Capii che ero morto ed ero tornato alla luce innumerevoli volte ma solo non me lo ricordavo, soprattutto perché i passaggi dalla vita alla morte e di nuovo alla vita sono così fantomaticamente facili, una magica azione per nulla, come cadere addormentati e svegliarsi di nuovo un milione di volte, la pura casualità e la profonda ignoranza di ciò. Capii che era solo a causa della stabilità della Mente intrinseca che aveva luogo questo lieve ondeggiare del nascere e del morire, come l'azione del vento su una distesa di acqua pura, serena, simile a uno specchio. Provavo un senso di benedizione dolce, travolgente, come un grosso getto di eroina nella vena principale; come un sorso di vino nel tardo pomeriggio che ti fa rabbrividire; i piedi mi formicolavano. Mi pareva che sarei morto da un momento all'altro. Ma non morii...”

“Io, Agata e Carlotta sedute sulla panchina della stazione, la foto scattata con una macchinetta usa e getta, e così sembriamo noi: utilizzate e buttate via, stropicciate, consumate, pronte al riciclo. Ci sono almeno due persone morte là dentro e una sono io, penso, la mia controfigura dodicenne che odia le sue orecchie, detesta fare il bagno in piscina ed è perseguitata da un ragazzino dai capelli ricci, quella a cui ancora devono tagliare le corde della racchetta, quella che ancora deve diventare maligna, per lei provo pena e ribrezzo, da lei mi separano viaggi interstellari, vagabondaggi da qui a Saturno.”