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C Quotes

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“C'è infatti in Germania una quantità di sinceri antifascisti che sono più delusi, più disorientati e più sconfitti di quanto lo siano i simpatizzanti nazisti: delusi perchè la liberazione non è stata radicale come si erano aspettai; disorientati perchè non vogliono solidarizzare con il malcontento dei tedeschi, in cui si trovano a rintracciare troppo nazismo nascosto, nè con la politica degli alleati, di cui osservano con costernazione l'indulgenza nei confronti dei vecchi nazisti; e infine sconfitti , perchè in quanto tedeschi dubitano di poter far valere la loro quota di partecipazione alla vittoria alleata, e allo stesso tempo, in quanto antinazisti, non sono altrettanto convinti di non avere alcuna responsabilità nella sconfitta tedesca.”

“C'è invece una ragione perché sono tornato in questo paese, qui e non invece a Canelli, a Barbaresco o in Alba. Qui non ci sono nato, è quasi certo; dove son nato non lo so; non c'è da queste parti una casa né un pezzo di terra né delle ossa ch'io possa dire «Ecco cos'ero prima di nascere». Non so se vengo dalla collina o dalla valle, dai boschi o da una casa di balconi. La ragazza che mi ha lasciato sugli scalini del duomo di Alba, magari non veniva neanche dalla campagna, magari era la figlia dei padroni di un palazzo, oppure mi ci hanno portato in un cavagno da vendemmia due povere donne da Monticello, da Neive o perché no da Cravanzana. Chi può dire di che carne sono fatto? Ho girato abbastanza il mondo da sapere che tutte le carni sono buone e si equivalgono, ma è per questo che uno si stanca e cerca di mettere radici, di farsi terra e paese, perché la sua carne valga e duri qualcosa di più che un comune giro di stagione.”

“C'è migliore prova di cosmopolitismo nell'intero Mediterraneo? Quelli che arrivano a Venezia dai vari centri dell'Europa vi incontrano l'Oriente. Per le popolazioni dei Balcani e del Vicino Oriente, invece, Venezia è al tempo stesso Europa e Occidente! Gli uni vedono in essa le origini di Bisanzio, gli altri la fine. Venetiae quasi alterum Bysantium ― sono le parole del celebre cardinale Bessarione, che a suo tempo arricchì la Biblioteca di San Marco con i tesori librari della bizantina Costantinopoli. Nella sua saggezza, Venezia non volle sul proprio territorio lo scontro fra bizantinità e romanità che invece ha dilaniato alcune regioni dei Balcani. Qui sta una delle caratteristiche di questa città. Il «divano orientale-occidentale» non è in nessun luogo così largo e soffice come in questo spazio esiguo e scomodo.”

“C'è, nel motivo popolaresco della musica, semplice come uno stecco eppure carico di secoli, qualcosa che precisamente diceva addio, con potenza d'amore per quello che fu e mai ritornerà e nello stesso tempo un confuso presentimento di cose che un giorno verranno, forse, perché la musica vera è tutta qui nel rimpianto del passato e nella speranza del domani, la quale è altrettanto dolorosa. Poi c'è la disperazione dell'oggi, fatta dell'uno e dell'altra. E fuori di qui altra poesia non esiste.”

“C'è qualcosa di terribile nello scoprire che l'uomo ha anche un lato oscuro, una parte in ombra che non consiste soltanto in piccole debolezze e in piccoli difetti, ma è dotata di una dinamica addirittura demoniaca. L'individuo singolo di solito lo ignora perché, in quanto uomo singolo, guarda con incredulità all'ipotesi di dovere in qualche modo o in qualche circostanza riflettere con distacco su sé stesso. Ma basta che questi esseri innocui formino una massa ed ecco nascerne, in certi momenti, un mostro delirante, un corpo smisurato in cui l'individuo non è più che una piccola cellula la quale, volente o no, è costretta a condividere l'ebbrezza sanguinaria della bestia e addirittura a rinfocolarla quanto può.”

“C'è qualcosa nell'oscurità, nella quiete di quest'ora, credo, che genera un linguaggio tutto suo. Il buio contiene uno strano tipo di libertà; una spaventosa vulnerabilità che concediamo a noi stessi proprio nel momento sbagliato, perché l'oscurità ci spinge con l'inganno a pensare che serberà i nostri segreti. Dimentichiamo che quell'oscurità non è una coperta; dimentichiamo che presto sorgerà il sole. Ma in quel momento, almeno, ci sentiamo abbastanza coraggiosi da dire cose che non diremmo mai alla luce del giorno.”

“C'è sempre buona compagnia all'inferno, perché tutti ci sbarazziamo delle persone inutili eppure, chissà, qualcun altro troverà il modo di amarle." Si fermò. "Nessuno si sbarazza delle persone utili. Quella è la prigionia. Non devi mai essere bravo a fare qualcosa che non hai più voglia di fare.”

“C'è un punto oltre il quale l'addestramento e la pratica non possono portare. Zeami, lo straordinario drammaturgo e regista di teatro Noh del quattordicesimo secolo, che era anche sacerdote zen, ha parlato di questo momento come di una “sorpresa”. È la sorpresa di scoprire di non aver più bisogno di un sé, la sorpresa di ritrovarsi una cosa sola col proprio lavoro in un movimento pieno di fluida disciplina e grazia. Allora si capisce che cosa vuol dire essere una palla d'argilla che gira sul tornio, un trucciolo bianco sollevato dalla punta dello scalpello o una delle molte mani di Kannon, Bodhisattva della Compassione. A questo punto è possibile essere liberi, nel lavoro e dal lavoro.”

“C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L'angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta.”

“C'è una differenza tra il soffrire perché qualcosa che abbiamo deciso di fare ha delle conseguenze dolorose ⎼ come affrontare la repressione, vedere le persone a cui teniamo soffrire ⎼ e il sacrificio di sé, che è fare qualcosa contro il proprio desiderio e la propria volontà, solo perché pensiamo sia un nostro dovere. Questo rende gli individui infelici e insoddisfatti. Il lavoro politico deve essere, invece, curativo. Deve darci forza, visione, rafforzare il nostro senso di solidarietà, e farci realizzare la nostra reciprocità. Essere in grado di politicizzare il nostro dolore, trasformarlo in una fonte di conoscenza, in qualcosa che ci connette ad altre persone - tutto questo ha un potere curativo.”

“C'était un grand mystère que l'insomnie. A priori, quelle souffrance y avait il à séjourner durablement dans un lit confortable, même sans dormir ? Pourquoi t devenait on le siège de pensées atroces ? L'explication était celle-ci : l'insomnie consistait en une incarcération prolongée avec son pire ennemi. Ce dernier était la part maudite de soi. Tout le monde n'en était pas pourvu : ainsi, tout le monde ne connaissait pas l'insomnie. Cette malédiction était d'autant plus redoutable qu'elle s'attaquait à des individus plongés dans l'obscurité et donc privés de l'échappatoire du regard. Les médecins conseillent, en cas d'insomnie, de se lever et de s'occuper : c'est ignorer que le plus souvent, l'insomniaque n'en est pas à sa première nuit sans sommeil, il est trop fatigué pour accepter une diversion.”

“C'était à la fois une source de terreur et de confort pour moi que de paraître souvent invisible - que d'exister, en fait, d'une manière incomplète et minimale. J'avais l'impression de n'avoir aucun impact sur le monde, et d'avoir, en échange, le privilège de l'observer à son insu. Mais mon allusion à cette sensation d'existence spectrale eut une résonance particulière, et la sueur me couvrit tout le corps, me convainquant sur-le-champ de ma grossière existence corporelle.”