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L Quotes

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“La vita del nomade digitale è stata mitizzata, probabilmente a causa dei social network. Non troverete molti operai di fabbrica nomadi digitali, ma copywriter, esperti SEO, startupper, e anche imprenditori e CEO di aziende online.”

“La vita non è ricerca di esperienze, ma di se stessi. Scoperto il proprio strato fondamentale ci si accorge che esso combacia col proprio destino e si trova la pace. L'amore ha la virtù di denudare non i due amanti, l'uno di fronte all'altro, ma ciascuno dei due davanti a sé. Una beffarda legge della vita è la seguente: non chi dà ma chi esige, è amato. Cioè, è amato chi non ama, perché chi ama dà. E si capisce: dare è un piacere più indimenticabile che ricevere; quello a cui abbiamo dato, ci diventa necessario, cioè lo amiamo. Il dare è una passione, quasi un vizio. La persona a cui diamo, ci diventa necessaria. Soltanto seguendo l'istinto, il modo d'essere iniziale, spontaneo, si può sentirsi giustificati e in pace con se stessi e la propria misura. Ma chi ha nell'istinto il dividersi in due, l'attaccar lite con se stesso? Non ci si libera di una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola. Vivere tra la gente è sentirsi foglia sbattuta. Viene il bisogno d'isolarsi, di sfuggire al determinismo di tutte quelle palle da biliardo. da "Il mestiere di vivere”

“La vita, ogni momento, ogni goccia, lì, in quell'istante, al sole in Regent's Park, era fine a se stessa. Troppa grazia! Un'esistenza intera era troppo poco per trarne - ora che se n'era acquistata la facoltà- tutto il profumo; per farne scaturire ogni oncia di piacere, spremerne ogni sottinteso: cose assai più sentite di quanto non fossero una volta, ma anche assai meno personali.”

“La vita senza cinismo sarebbe un tartufesco piagnisteo. Il cinismo te la fa vedere in faccia, con le sue rughe, le sue pieghe, le sue piaghe. Il cinismo non fa sconti a nessuno, neppure ai cinici che lo predicano e lo praticano. Il cinico non ti illude, non ti infonde fallaci speranze. Ti mostra le cose come sono. Il cinismo fa cadere le maschere dell’ipocrisia, delle pose senza sostanza e delle pretese senza fondamento. T’insegna a giudicare gli altri e a capirli. A sbugiardarli e a infliggergli il giusto castigo. Il cinico sa come andrà a finire, a differenza del fanatico, vittima di chimere, dogmi, pregiudizi. Il cinico è l’antibuonista, il quale sa che il mondo è una valle di lacrime e non crede al regno di Saturno e di Bengodi. Se ti deve pugnalare, ti pugnala al petto lealmente. A differenza del buonista, che ti pugnala alle spalle dopo averti abbracciato. Che si avvicina a te per colpirti meglio. Solo lui piange lacrime di coccodrillo sul tuo sangue. Lacrime ‘politicamente corrette’.”

“La vita è come una partita di poker, è per questo che non ci accorgiamo che in gioco c'è sempre molto di più di quello che abbiamo, in gioco c'è la vita, ogni giorno. E questo è il momento di rischiare qualcosa, rischiare al buio, senza sapere ancora quali carte ci capiteranno tra le mani. Questo credo sia il momento di cominciare, di mescolare le carte e tagliare il mazzo, di distribuirle ai giocatori sparsi nel mondo e augurare a tutti buona fortuna.”

“La vita è come una treccia, ogni ciocca è importante e ha un significato. La prima è quella del dovere, che abbiamo tutti e che significa obbedienza; la seconda è quella della roba – chi l'ha deve stare attento a non farsela arrubbare e chi non l'ha ha soltanto la fame nelle budella e la vulissi assai – e la terza è quella dell'amore. E se una ha tutte e tre le ciocche belle forti, la treccia è bellissima e vive felice. Ma assai fimmine hanno la prima ciocca bella folta, mentre le altre due sono sottili. Se riescono a intrecciarsi la treccia bella non è, ma tiene, e la vita continua. Se invece la ciocca dell'amore addiventa troppo forte e quella del dovere è debole, la treccia non regge e si disfa: tre devono essere le ciocche, così è”

“La vita è imperfetta, noi siamo essere imperfetti e fragili, la nostra speranza di controllare e indirizzare le cose, la spinta a ricercare una perfezione in noi e in ciò che ci circonda, è pura e stupida illusione. Dovremmo semplicemente accettare le fragilità, accettare l’idea che dall’imperfezione possa nascere qualcosa di piú evoluto, renderle omaggio, come fa quella tecnica giapponese, il Kintsugi, letteralmente «riparare con l’oro», che usa il prezioso metallo per tenere insieme i cocci rotti. Ogni ceramica riparata sarà originale e inimitabile, perché le crepe non potranno mai essere uguali (a proposito dell’entropia). Gli sbagli, le imperfezioni e le fragilità ci arricchiscono, ci rendono unici, piú interessanti. Di piú, ci proteggono. Se il codice genetico di ognuno si riproducesse senza errori (piccole falle nel sistema), i nostri figli sarebbero fotocopie perfette di noi stessi e, come tali, soggetti alle medesime malattie, con gli stessi punti deboli. Gli errori che commette il Dna (le cosiddette mutazioni) nel riprodursi sono la nostra salvezza, perché ci diversificano l’uno dall’altro, garantiscono la variabilità genetica, in base alla quale alcuni si fortificano e riescono a sopravvivere. Se fossimo tutti uguali, al contrario, basterebbe un niente a cancellarci dalla faccia della Terra. Se fossimo asessuati (come le piante, o anche alcuni insetti e crostacei), se non ci riproducessimo cioè attraverso il sesso, che rimescola il gene, saremmo molto piú vulnerabili perché omologati. Il sesso è una prevenzione naturale. Non ricordo dove l’ho sentita, ma mi piace assai.”

“La vita è imprevedibile, non segue mai i binari, non si sa mai cosa ci riservi, ci trascina da un luogo all’altro, come oggetti trasportati dalla corrente, ci fa conoscere diverse persone, ci avvicina e ci allontana. Ci fa andare in contro a problemi, come navi verso gli scogli, ci fa attraversare tempeste, nubi di incertezza, venti gelidi di tristezza.”

“La voluntad, el deseo de vivir, es tan fuerte en el animal como en el hombre. En el hombre es mayor la comprensión. A más comprender, corresponde menos desear. Esto es lógico, y además se comprueba en la realidad. La apetencia por conocer se despierta en los individuos que aparecen al final de una evolución, cuando el instinto de vivir languidece. El hombre, cuya necesidad es conocer, es como la mariposa que rompe la crisálida para morir. El individuo sano, vivo, fuerte, no ve las cosas como son, porque no le conviene. Está dentro de una alucinación. Don Quijote, a quien Cervantes quiso dar un sentido negativo, es un símbolo de la afirmación de la vida. Don Quijote vive más que todas las personas cuerdas que le rodean, vive más y con más intensidad que los otros. El individuo o el pueblo que quiere vivir se envuelve en nubes como los antiguos dioses cuando se aparecían a los mortales. El instinto vital necesita de las ficción para afirmarse. La ciencia entonces, el instinto de crítica, el instinto de averiguación, debe encontrar una verdad: la cantidad de mentira que se necesita para la vida”