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N Quotes

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“Noi ci guardiamo esterrefatti, sembriamo non capire cosa stia succedendo. Stiamo lì in silenzio a guardarci nel profondo attraverso gli occhi, sguardi negli sguardi per scrutarci l'un l'altro quasi ad indagare se c'è dell'anima in noi. Siamo tutti scioccati e sconvolti dall'accaduto ma facciamo i duri, non ci spezziamo, non vogliamo scoprirci deboli, tutti con le mascelle serrate e la schiena ben ritta, petto in fuori e avanti che la vita procede, continua. Almeno fino alla prossima volta.”

“Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra." ("We were the Leopards, the Lions; those who'll take our place will be little jackals, hyenas; and the whole lot of us, Leopards, jackals, and sheep, we'll all go on thinking ourselves the salt of the earth.")”

“Noi leggeveamo un giorno per diletto Di Lancialotto, come amor lo strinse; Soli eravamo e senza alcun sospetto Per più fiate gli occhi ci sospinse Quella lettura, e scolorocci il viso; Ma solo un punto fu quel che ci vinse. Quando leggemmo il disiato riso Esser baciato da cotanto amante, Questi, che mai da me non fia diviso, La bocca mi baciò tutto tremante. Galeotto fu il libro e chi lo scrisse: Quel giorno più non vi leggemmo avante." ""We were reading one day, to pass the time, of Lancelot, how love had seized him. We were alone, and without any suspicion And time and time again our eyes would meet over that literature, and our faces paled, and yet one point alone won us. When we had read how the desired smile was kissed by so true a lover, This one, who never shall be parted from me, kissed my mouth, all a-tremble. Gallehault was the book and he who wrote it That day we read no further.”

“Noi non interferiamo mai con la morte. Non si può.» «Perché no?» «Perché è sempre lì. A prescindere da cosa fai, da che tipo di vita conduci, buona o cattiva o da qualche parte nel mezzo, la morte ti sta sempre aspettando. Si inizia a morire nell’istante in cui si nasce.» Wallace fece un sospiro stanco. «Non puoi non sapere quanto suona triste.» «Certo che lo so» rispose Mei. «Perché è la verità. Preferiresti che ti raccontassi bugie?» «No. Solo… allora qual è il punto? Di tutto questo? Di tutto? Se niente di ciò che facciamo ha importanza, perché dovremmo impegnarci?» Stava entrando in una spirale senza vie d’uscita, ne era consapevole. Una spirale d’angoscia. Aveva la pelle gelida, ma non per l’aria della sera. Serrò i denti per impedire che sbattessero. «Perché è la tua vita» intervenne Nelson, comparendogli accanto. «È nelle tue mani. No, non sempre è giusta. No, non sempre va bene. Può bruciare, lacerarti, a volte infierire al punto da renderti irriconoscibile. Certe persone combattono. Altre… non ci riescono, anche se non credo che bisognerebbe biasimarle per questo. Arrendersi è facile. Tirarsi su molto meno. Ma dobbiamo credere che se ci riusciamo, potremo fare un alto passo. Potremo…» «Andare avanti?» ribatté Wallace. «Perché tu non l’hai fatto. Tu sei ancora qui, quindi smettila di propinarmi queste stronzate. Puoi dire quello che ti pare, ma sei ipocrita come pochi.» «E questa è la differenza tra noi due» disse Nelson. «Io non ho mai negato di esserlo.”

“Noi non partiamo dal presupposto di combattere e vincere una guerra, ma dal presupposto di autoemancipazione di tutta la specie. È un presupposto molto diverso che comporta - è vero su scala storica anche se è molto difficile declinarlo - che non ci siano più guerre, superare il concetto della guerra, che filosoficamente significa superare la dialettica come fatto fondamentalmente negativo, come fatto di affermazione seriale della deperibilità, come fatto del «non» che prevale costantemente - che significa, come atteggiamento diffusamente hegeliano, prevalenza assoluta della critica. La nostra impostazione tende ad essere apertamente in rottura con tutto ciò. Non è casuale neanche una differenza di linguaggio, di utilizzo delle parole molto grande rispetto al passato: è voluta, scelta, meditata. Significa partire dal concetto di unità, cercare di arrivare al concetto di armonia, cercare di riabilitare metodologicamente e complessivamente il concetto di specie. Questo non vuol dire negare quelle che chiameremo differenze, o opposizioni, o contrarietà, o anche contraddizioni o persino contrapposizioni. La questione è da dove si parte nell'affermazione, nella qualifica di questi termini di opposizione, di contrarietà, di contraddizione, di contrapposizione: da chi opprime la specie o dalla specie tutta? [...] Qui sta la questione decisiva, nel punto di partenza: dal punto di partenza si riconosce tutto, è un problema di codice genetico della nostra ricerca.”

“Noi, românii, fumăm și romanțăm mult. Ne place să stăm de vorbă ore în șir, să trăncănim – cum s-ar zice, uneori să ne așezăm la masă cu o ceașcă de cafea, și să ne sunăm toți prietenii, pe rând, pentru a le spune aceleași lucruri (vești bune sau triste). Ne place să dezbatem, să fim calzi, să râdem și să glumim în felul nostru morbid care pentru alții ar putea trece drept ofensator, dar asta e și pentru că umorul cu greu se poate traduce dintr-o limbă într-o alta. Nu suntem politically correct tot timpul dar încă păstrăm o politețe din alte timpuri, iar asta e mai important, fiindcă politețea, spre deosebire de politică, e universală.”

“Noi sappiamo che in questo difficilmente saremo compresi, ed è bene che cosi sia. Ma consideri ognuno, quanto valore, quanto significato è racchiuso anche nelle più piccole nostre abitudini quotidiane, nei cento oggetti nostri che il più umile mendicante possiede: un fazzoletto, una vecchia lettera, la fotografia di una persona cara. Queste cose sono parte di noi, quasi come membra del nostro corpo; né è pensabile di venirne privati, nel nostro mondo, ché subito ne ritroveremmo altri a sostituire i vecchi, altri oggetti che sono nostri in quanto custodi e suscitatori di memorie nostre. Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignità e discernimento, poiché accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso; tale quindi, che si potrà a cuor leggero decidere della sua vita o morte al di fuori di ogni senso di affinità umana; nel caso più fortunato, in base ad un puro giudizio di utilità. Si comprenderà allora il duplice significato del termine «Campo di annientamento », e sarà chiaro che cosa intendiamo esprimere con questa frase: giacere sul fondo.”

“Noi sappiamo che non tutti gli uomini furono creati eguali, nel senso che molta gente vorrebbe farci credere: sappiamo che vi sono persone più intelligenti di altre, più capaci di altre per natura, uomini che riescono a guadagnare più denaro, donne che fanno dolci migliori, individui dotati di qualità negate invece alla maggioranza degli uomini. Ma c'è una cosa, nel nostro paese, di fronte alla quale tutti gli uomini furono davvero creati uguali: un'istituzione umana che fa di un povero l'eguale di Rockefeller, di uno stupido l'eguale di Einstein, e di un'ignorante l'eguale di un rettore di università. Questa istituzione, signori, è il tribunale.”

“Noi siamo cinque fratelli. Abitiamo in città diverse, alcuni di noi stanno all'estero: e non ci scriviamo spesso. Quando c'incontriamo, possiamo essere, l'uno con l'altro, indifferenti o distratti. Ma basta, fra noi, una parola. Basta una parola, una frase: una di quelle frasi antiche, sentite e ripetute infinite volte, nel tempo della nostra infanzia. [...] Quelle frasi sono il nostro latino, il vocabolario dei nostri giorni andati, sono come i geroglifici egiziani o degli assiro-babilonesi, la testimonianza d'un nucleo vitale che ha cessato di esistere, ma che sopravvive nei suoi testi, salvati dalla furia delle acque, dalla corrosione del tempo. Quelle frasi sono il fondamento della nostra unità familiare, che sussisterà finché saremo al mondo, ricreandosi e risuscitando nei punti più diversi della terra.”

“Noi siamo di fronte a valori in conflitto; il dogma che essi devono necessariamente, in un modo o nell'altro, essere conciliabili è una pia illusione, niente di più; l'esperienza ci insegna che ciò è falso. Noi dobbiamo scegliere, e scegliendo una cosa ne perdiamo, forse irrimediabilmente, un'altra... Ciò nondimeno, la gloria e la dignità dell'uomo consistono nel fatto che non viene scelto, ma è lui a scegliere; che può essere il proprio padrone (anche se talvolta ciò lo riempie di paura e di un senso di solitudine); che nulla lo costringe a comprare la sicurezza e la tranquillità al prezzo di lasciarsi rinchiudere in una nitida casella entro una struttura totalitaria che s'industria di spogliarlo, con un colpo solo, della responsabilità, della libertà e del rispetto tanto di se medesimo quanto dei suoi simili.”

“Noi tutti non siamo solo terrestri. Lo si vede da come fa il nido la ghiandaia da come il ragno tesse il suo teorema da come tu sei triste e non sai perché. Noi tutti, noi forse ritornati, portiamo una mancanza e ogni voce ha dentro una voce sepolta, un lamentoso calco di suono che un po’ si duole anche quando canta. Te lo dico io che ascolto il tonfo della pigna e della ghianda la lezione del vento e il lamento della tua pena col suo respiro ammucchiato sul cuscino un canto incatenato che non esce. Ascoltare anche ciò che manca. L’intesa fra tutto ciò che tace.”

“Noi uomini siamo davvero uomini solo perché ci sono i cani, i gatti, i cavalli, i buoi, le pecore e tutti gli altri animali, soprattutto quelli domestici! Forse che l’uomo avrebbe conquistato la sua umanità se gli fossero mancati gli animali domestici su cui scaricare il peso della bestialità della vita? Se l’uomo non avesse addomesticato il cavallo, oggi la metà della nostra progenie sarebbe in groppa all’altra metà! Sì, è a voi che si deve la civilizzazione! E alle donne. E non sarà che anche la donna è un animale domestico? E se non ci fossero le donne, gli uomini sarebbero uomini lo stesso?”

“Noise has one advantage. It drowns out words. And suddenly he realized that all his life he had done nothing but talk, write, lecture, concoct sentences, search for formulations and amend them, so in the end no words were precise, their meanings were obliterated, their content lost, they turned into trash, chaff dust, sand; prowling through his brain, tearing at his head. they were his insomnia, his illness. And what he yearned for at that moment, vaguely, but with all his might, was unbounded music, absolute sound, a pleasant and happy all-encompassing, over-poering, window-rattling din to engulf, once and for all, the pain, the futility, the vanity of words. Music was the negation of sentences, music was the anti-word!”