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N Quotes

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“Non décidément je n'écrirai pas... Il ne faut pas, il faut "continuer"." C'est une lettre à moi-même. La jeune fille interrompt la survivante : "Tais-toi, tout dire, c'est mourir." Elles cohabitent dans le même corps, l'une cherche la vie, l'autre flirte encore avec la mort. Il m'a fallu du temps pour les réconcilier.”

“NON-EMPATHS naturally put themselves first. They experience themselves in vivid color, brighter and more interesting than everyone else. Granted, a non-empath will occasionally have an insight, such as “I notice things going on beneath the surface of the conversation.” While an unskilled empath has insights constantly, and to such an extent that it’s like living grayed out—fascinated by everyone else, because even random people appear so much more colorful. Yet a SKILLED EMPATH gets to be in full color, just like everyone else, and going deeper when we choose. Yes, going deeper as a matter of choice. Otherwise we stay on the surface of life, enjoying the very human privilege of personal vividness in living color.”

“Non era cosi che si aspettava il loro incontro, il loro incontro dopo cosi tanto tempo. Anche se Alessio, enigmatico, lo era sempre stato. Anche dopo discorsi importanti, dopo i giorni di pioggia, dopo i silenzi. Ci stava parecchio in silenzio. Però pensava mentre lo faceva. Non era un silenzio inutile, era un silenzio in cui ci puoi abitare. Creare, sorridere, respirare correre. Anche quando tutto sembrava muoversi, nella sua testa ogni cosa aveva la sua rotta, ogni cosa quadrava o scivolava via.”

“Non era neppure l’acquerugiola a infastidirlo, ma l’idea di dover aprire l’ombrello. Era così elegante, così affusolato, piegato e ben riposto nella fodera! Un ombrello chiuso è tanto elegante quanto è brutto un ombrello aperto. «Questa storia di doversi servire delle cose, di doverle usare, è davvero una disgrazia», pensò Augusto. «L’uso guasta la bellezza, la distrugge perfino. La più nobile funzione degli oggetti è quella di lasciarsi contemplare. Com’è bella un’arancia prima di pranzo! Sarà diverso in paradiso, quando ogni nostra occupazione si ridurrà, o meglio si estenderà, alla pura contemplazione di Dio e di ogni cosa in Lui. Quaggiù, in questa misera vita, non ci preoccupiamo che di servirci di Dio: pretendiamo di aprirlo, come un ombrello, perché ci protegga da tutte le disgrazie».”

“Non era sempre necessario essere magnifica, eroica. Sarebbe bastato anche meno. A cinquantun anni mi sento come se avessi bruciato troppo. Troppa energia. Come fossi stata una candela con due stoppini. Mi chiedo se quello che sta succedendo non abbia a che fare col fatto che ho bruciato troppo. Se bruci tanto, fai tanta luce. Ma forse ne sarebbe bastata meno. Forse sarebbe bastato che non fossi io ogni volta quella che parlava per prima, quella che gridava più forte, che scriveva ciò che nessun'altra aveva il coraggio di scrivere, quella che si esponeva.”

“Non erano solo gli stupidi jingle che cominciavano a fare capolino come ciuffi di erbacce sparsi qua e là in un prato, dentro i negozi, gli ascensori e le stazioni radio, anche se poteva già affermare con sicurezza che se mai avesse incontrato Michael Bublé di persona per le strade di New York gli avrebbe fatto passare la voglia di camminare attraverso ogni dannata, stramaledettissima Winter Wonderland immaginabile a furia di ginocchiate alle palle.”

“Non esiste religione senza racconti mitici. [...] Il mito risponde alla necessità che ha l'uomo di capire quello che accade intorno a lui; nasce dal suo bisogno di dare un ordine comprensibile (non importa se vero o falso) alla realtà che lo circonda; grazie alla mitologia ogni religione acquista anche il significato importantissimo di una sistemazione globale del cosmo; ed è proprio questa funzione "conoscitiva" e sapienziale che divide più nettamente la religione dalla magia.”

“Non esiste un modo per evitare di pensare. Non esiste. Punto. Smettetela. Esiste soltanto un cuore che aspetta. Aspetta che qualcuno se ne accorga. Ma qui non se ne accorge mai nessuno di quanto dolore possa causare. Qui, tu ridi, e tutti pensano che tu stia bene. Ma dove è scritto? Dov'è scritto che la sofferenza debba avere per forza un lato, quello del pianto? Dove c'è scritto? Dov'è scritto che gli sconosciuti non possano abbracciarsi? Dov'è scritto che, se incontro qualcuno per strada che ha paura di respirare, non mi posso fermare ad abbracciarlo? Dov'è scritto che devo per forza parlarne? lo non ne voglio parlare. lo voglio soltanto che qualcuno mi si segga vicino e che sappia aspettare assieme a me. Aspettare che passi. Anche se non passa mai.”

“Non faccio parte di quegli esaltati che sognano la realtà invece di vederla o che l'agghindano come un'amante lontana e appena intravista: la rivestono di mille qualità, mille parole non pronunciate, mille intenzioni inconfessate che concorrono alla loro felicità, mille silenzi che avranno una loro favorevole spiegazione. No, io non sono uno di questi amanti immaginari, fabbricatori di bellezza, artigiani di bontà, doratori dell'ideale, demiurghi della felicità. La realtà, io la conosco; peggio ancora, la sospetto. Mi attendo sempre che sia peggiore di quanto sembri, più violenta, più sinuosa, più torturata, ambigua, capziosa, vendicativa, interessata, egoista, tirchia, aggressiva, ingiusta, versatile, indifferente, vana; in una parola: più deludente. Di conseguenza io non abbandono la realtà, io la bracco, le resto attaccato al culo, faccio la posta a ogni sua debolezza e cattivo odore, la spremo sino a farne sprizzare il suo succo immondo. (da Il Vangelo secondo Pilato, pag. 101)”

“Non fare tante riforme e tanti decreti; e se li fai procura che siano giusti, e soprattutto che si osservino e si eseguiscano; perché le riforme che si trascurano egli è come se non si promulgassero, e fanno giudicare che il principe, il quale ebbe senno ed lungimiranza nel prescriverle, manchi poi di energia nel farle eseguire. [...] Ricordati, non sempre rigoroso o sempre indulgente, ma eleggi il mezzo fra quegli due estremi: che in ciò consiste la perfezione della saggezza. Visita le carceri, i mercati, e sino le beccherie e i macelli; che la presenza del governatore in siffatti luoghi è di estrema importanza: e così tu conforterai i prigioni che attendono di essere restituiti alla libertà, e porrai in sesto le stadere e i pesi, evitando le frodi, ed incutendo il terrore nei rivenditori delle piazze e nei macellai. Non ti mostrare (se anco lo fossi, benché non credo), amico né di robe, né di donne, né della ghiottoneria; perché come il popolo, o chi ha da trattar teco, conosce la piega a cui inchini, si studierà di far in te entrare la corruzione, e tanto ti assalirà, che ne andrai trascinato ad irreparabile perdizione.”

“Non fatte mai amicizia con gli imbroglioni, i bugiardi, gli ingannatori, gli agitatori, i sabotatori, i traditori, i malfattori, i calunniatori, i pugnalatori alle spalle, le canaglie, i collezionisti disonesti di fondi con dei loro truffatori indossando abiti eleganti fingendosi come dei buoni samaritani i quali usano i donazioni raccolti per la politica partigiana, patrocinio politico, propaganda sporca, e per il loro frequenti viaggi intercontinentali. Mai accettare l’amicizia dai promotori senza scrupoli, i propagandisti fraudolenti, i consulenti disonesti dei candidati politici, gli corrieri diffamatori degli disinformazioni, gli aggressivi incitatori di odio, le mascalzone, i truffatori, i manipolatrici dei golpisti falliti, e le cagne e gli stronzi strumenti dei politici sporchi. Loro non fanno la vera amicizia perché ti usano solo per le loro interessi e mascalzonata." ~ Ana Angelica Abaya van Doorn writing as Angelica Hopes Citazione da Sfidatopia, Book 2, Solo la verità è bella Trilogy © Ana Angelica Abaya van Doorn”

“Non ha senso proibire al fuoco di ingoiare ciò che l’umana indifferenza ha già ingoiato. Lo splendore di Parigi o di Londra non è che un alibi per i criminali grazie ai quali Varsavia, Dresda, Vukovar e Sarajevo non esistono più. O se esistono, ci vive della gente che nella più grande epoca di pace si predispone all’evacuazione, già pronta a dire addio ai propri libri. A questo mondo, per come esso è fatto, c’è una regola di base — la stessa che enunciò Zuko Džumhbur pensando alla Bosnia —, e si riduce a una valigia sempre pronta. Lì dentro devono starci tutte le tue cose e i tuoi ricordi. Quel che resta fuori è già perduto. Inutile andare in cerca delle ragioni, del senso, di una giustificazione. Appesantisce, come i ricordi. Non resta che restituire diligentemente i libri presi a prestito, quelli avuti in dono li eviti o li perdi, quelli scritti li invii agli amici che vivono lontani gli uni dagli altri, così che il fuoco possa divorarli il giorno in cui la terra sarà tornata nel punto esatto in cui era qualche milione di anni fa. Impossibile schedare o ricordare le biblioteche private di Sarajevo distrutte dal fuoco. E neanche ci sarebbe qualcuno per cui farlo. Ma come la fiamma di tutte le fiamme e il fuoco di tutti i fuochi, la mitica cenere e la polvere finale sono memori della sorte del glorioso Municipio, la biblioteca universitaria di Sarajevo, del rogo di quei volumi lungo un giorno più una notte. Tutto questo accadeva dopo un sibilo e un boato, esattamente un anno fa. Forse proprio nello stesso giorno in cui tu leggi queste righe. Accarezza dolcemente i tuoi libri, straniero. E ricorda che sono polvere.”

“Non ho scritto questo libro per raccontare storie di ieri. È un discorso che faccio OGGI basandomi sul materiale dell’occupazione di Kiev, di cui casualmente sono stato testimone. Ma fenomeni analoghi accadono sulla Terra anche oggi, e non c’è nessunissima garanzia che non si ripresentino in forme ancor più sinistre domani. Non c’è la minima garanzia. Vogliamo contare quanta parte della popolazione della Terra vive oggi sotto sistemi basati sulla violenza? Il mondo non ha imparato niente. Il mondo è diventato più cupo. Si sta riempiendo di marionette ingannate, di automi programmati che con occhi estatici sono pronti a sparare contro qualsiasi bersaglio indichino i loro leader, a calpestare qualsiasi paese dove li mandino, ed è terrificante pensare alle armi che hanno in mano oggi. Se si grida loro in faccia: “Vi hanno ingannati, siete solo carne da macello e strumenti nelle mani di farabutti”, non sentono. Dicono: “Malevole calunnie”. Se si portano loro i fatti, semplicemente non ci credono. Dicono: “Non c’è mai stato nulla del genere”.”