Quotessence
Home / Quotes / P Quotes

P Quotes

Browse famous quotes beginning with P. This page is a child index of the full Popular Quotes A-Z directory.

All P Quotes

“Per Lévin, come persona miscredente e nello stesso tempo rispettosa delle credenze delle altre persone, la presenza e la partecipazione a qualsiasi rito chiesastico era molto penosa. Adesso, in quello stato d'animo sensibile a tutto e raddolcito in cui egli era, questa necessità di fingere non soltanto era penosa per lui, ma gli sembrò affatto impossibile. Adesso, nel suo stato di gloria, di fioritura, avrebbe dovuto o mentire o commettere sacrilegio. Non si sentiva in grado di fare né una cosa, né l'altra. [...] Assistendo alla prima messa, Lévin si sforzò di rinfrescare in sé i ricordi giovanili di quel forte sentimento religioso che egli aveva provato dai sedici ai diciassette anni; ma si convinse immediatamente che questo gli era affatto impossibile. Si sforzò di considerare tutto ciò come un uso vuoto che non avesse senso, simile all'uso di fare le visite; ma sentì che anche questo non lo poteva fare in nessun modo. Lévin riguardo alla religione era nella situazione più indefinita, come del resto la maggior parte dei suoi contemporanei. Credere non poteva, e nello stesso tempo non era fermamente convinto che tutto quello non fosse giusto. E perciò, non potendo credere che fosse significativo quel ch'egli faceva, né guardarvi con indifferenza, come a una vuota formalità, durante tutta quella preparazione alla comunione egli provava un senso di disagio e di vergogna, facendo quello che egli stesso non capiva, e perciò, come gli diceva una voce interna, qualcosa di menzognero e di poco buono.”

“Per me fotografare significa prelevare campioni del mondo reale e metabolizzarli, come sostanza necessaria e nutriente per la memoria, e sono convinto di avere un rapporto bulimico con la realtà. Scatto davvero molte fotografie anche se, facendo per lo più uso del cavalletto e di una macchina di grande formato, riesco a controllarmi e a non farmi prendere troppo la mano dalla rapidità quasi compulsiva sempre in agguato e a mantenere un ritmo lento e misurato.”

“Per mia fortuna, era stata appena creata la piccola Scuola Agraria di Ben Cat. Situata ai margini della foresta, a cinquanta chilometri da Saigon e a pochi minuti da una Casa di Rieducazione, la mia nuova scuola sembrava un paradiso. Lì, niente bei voti per i bravi, né brutti voti per i lazzaroni. Non davano affatto voti, niente di più semplice. Allora siamo diventati tutti bravi, perché in noi non c’era più né paura né ribellione.”

“Per molto tempo, non so nemmeno per quanto, io ho vissuto in luoghi astratti. Stavo qui, nella mia casa o sul posto di lavoro, eppure non c'ero, disse, ero altrove. Io mi svegliavo - perché senza dubbio la mattina mi svegliavo - e avevo la sensazione di non esserci, come se il sonno mi avesse rubato o continuasse ad esistere durante la veglia. facevo ogni cosa come se al posto mio ci fosse qualcun altro. Lei deve credermi: era come se non sapessi chi ero.”

“Per morire non è necessario fare nulla. Possiamo restare nascosti tutta la vita in un armadio sotto le scale e ci troverà comunque, la morte: si presenterà avvolta in un mantello che la rende invisibile e agiterà una bacchetta magica, portandoci via in un lampo quando meno ce lo aspettiamo. Cancellerà ogni traccia della nostra esistenza su questa Terra e lo farà gratuitamente. Non chiederà nulla in cambio. Si inchinerà al nostro funerale e accetterà gli elogi per aver compiuto bene il suo lavoro, poi scomparirà. Vivere è un po' più complicato. C'è una cosa che dobbiamo sempre fare. Respirare. Inspira ed espira: ogni singolo giorno, in ogni ora, minuto e secondo dobbiamo farlo, che ci piaccia o meno. Anche mentre pensiamo di soffocare speranze e sogni, comunque respiriamo. Anche mentre appassiamo e vendiamo la nostra dignità all'uomo nell'angolo, comunque respiriamo. Respiriamo quando abbiamo torto, respiriamo quando abbiamo ragione, respiriamo perfino mentre precipitiamo nel baratro verso una fine prematura. Non si può evitare.”

“Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. C'è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire. Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare. Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci. Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per serbare e un tempo per buttar via. Un tempo per stracciare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare. Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace.”

“Per quante forme, per quanti modi diversi possa esprimersi il dolore di una intattezza violata, Artemisia me lo fa intendere in quest'aria di sacrificio e di pericolo che fomenta, con i rimpianti di tutti, il suo rimpianto di risuscitata invano. La nostra povera libertà si lega all'umile libertà di una vergine che nel milleseicentoundici non ha se non quella del proprio corpo integro e non può capacitarsi in eterno di averla perduta. Per tutta la vita essa si adoprò a sostituirla con un'altra, più alta e più forte, ma il rimpianto di quell'unica restò.”

“Per quanto riguarda l’attualità e il futuro: non si tratta di mutuare il modo di vivere e di pensare delle primitive e dei primitivi, tornando indietro a prima del patriarcato, ma di teorizzare e progettare l’essere migliori e vivere meglio anche capendo che l’intuizione elementare del prius femminile è stato parte dell’affermazione e dell’emersione della specie umana. Lo sfalso non spiega tutto. L’umanità ha tutt’altro che risolto il problema dell’oppressione patriarcale e affrontarlo è complicato. I maschi non devono far finta di non far parte del loro genere, devono provare a schierarsi attivamente contro le caratteristiche peggiori e poter riconoscere quelle più positive. Non è possibile omettere il passaggio di riconoscimento di appartenenza al genere maschile, e uso il termine appartenenza perché solitamente è proprio un’appartenenza di clan, di banda, dalla quale non ci si può dissociare passivamente. Lo si può fare solo in modo attivo, a partire dagli ambiti che si frequentano. Lo sfalso perenne può essere interpretato e immaginato dalle donne positivamente per il futuro, non come una dannazione al multi-tasking ma come potenzialità a vantaggio di una specie che è unitaria, che condivide una contemporaneità rispetto all’essere, rappresentare e agire. Una riflessione da impostare che qui accenno come tema da esplorare riguarda gli aspetti morali sottesi a questo sfalso, perché la preminenza nel genere femminile della preoccupazione per la vivibilità e per il bene, anche se intesa in maniera riduttiva o talvolta in maniera sbagliata, ritengo inerisca la morale, oltre che la capacità di percezione, di attenzione, di sguardo d’assieme.”

“Per quanto riguarda l’educazione dei figli, penso che si debbano insegnar loro non le piccole virtù, ma le grandi. Non il risparmio, ma la generosità e l’indifferenza al denaro; non la prudenza, ma il coraggio e lo sprezzo del pericolo; non l’astuzia, ma la schiettezza e l’amore alla verità; non la diplomazia, ma l’amore al prossimo e l’abnegazione; non il desiderio del successo, ma il desiderio di essere e di sapere.”

“per Remuzzi, se si vuole riformare veramente la sanità pubblica e spostarla verso il territorio, occorre avere il coraggio politico di fare una vera e propria rivoluzione e cambiare la ratio economica che regge oggi il sistema e che è tutta orientata sul DRG, lo strumento che dà un prezzo a tutte le prestazioni sanitarie che le regioni rimborsano: <”

“Per secoli le donne hanno avuto la funzione di specchi dal potere magico e delizioso di riflettere raddoppiata la figura dell’uomo. (…) Qualunque possa essere il loro uso nelle civiltà civilizzate, gli specchi sono indispensabili per ogni azione violenta ed eroica. Ecco perché Napoleone e Mussolini sostengono con tanta veemenza l’inferiorità delle donne, perché se queste non fossero inferiori, gli uomini cesserebbero di ingrandirsi. Questo serve a spiegare in parte, il bisogno che tanto spesso gli uomini sentono delle donne. E serve a spiegare la misura del loro disagio se colpiti dalla critica femminile; l’impossibilità per la donna di dire questo libro è brutto, questo dipinto manca di personalità, o qualunque altra cosa, senza suscitare molto più dolore e molta più rabbia di un uomo che esprimesse le stesse critiche. Perchè se lei comincia a dire la verità, la figura nello specchio si rimpicciolisce; viene eliminata la sua idoneità alla vita. Come potrà continuare a giudicare, civilizzare gli indigeni, emanare leggi, scrivere libri,vestirsi a festa e sproloquiare ai banchetti, se non riesce a vedersi a colazione e a cena almeno il doppio di quanto è realmente?”

“Per tutti, Ateniesi e non, simpatizzanti e nemici, Atene è la città dei processi, o meglio, come nelle Vespe di Aristofane, una città malata di processi, in cui tutto passa per i tribunali, in modo fin troppo disinvolto: nei processi, scriveva il sofista e retore Antifonte, che di queste cose se ne intendeva, conta la capacità di persuadere e non l’accertamento della verità.”

“Per tutto il XX secolo abbiamo preteso che la terra ci fosse utile, abbiamo voluto aumentarne la resa [...]. Buonsenso, lo abbiamo chiamato. A che ci serve una palude? Perché avere tante mosche? Perché non liberarci della concorrenza di volpi e coccodrilli? Decidiamo di salvaguardare una zona solo quando ne vediamo l'utilità pratica: la sua trasformazione in un parco nazionale o in un'attrazione turistica; e l'utilità dev'essere quantificabile, almeno in termini di profitto: occupazione, merchandising attività collegate. Quando si parla della barriera corallina si citano sempre la pesca e il turismo. L'arte, la giustifichiamo con delle vendite e il volume d'affari. La cultura e la scienza devono sempre trovare la loro legittimazione nei beni di consumo e nell'occupazione che creano.”

“Per tutto il XX secolo abbiamo preteso che la terra ci fosse utile, abbiamo voluto aumentarne la resa [...]. Buonsenso, lo abbiamo chiamato. A che ci serve una palude? Perché avere tante mosche? Perché non liberarci della concorrenza di volpi e coccodrilli? Decidiamo di salvaguardare una zona solo quando ne vediamo l'utilità pratica: la sua trasformazione in un parco nazionale o in un'attrazione turistica; e l'utilità dev'essere quantificabile, almeno in termini di profitto: occupazione, merchandising e attività collegate. Quando si parla della barriera corallina si citano sempre la pesca e il turismo. L'arte, la giustifichiamo con le vendite e il volume d'affari. La cultura e la scienza devono sempre trovare la loro legittimazione nei beni di consumo e nell'occupazione che creano.”

“Per un istante, temendo di svenire a quell'odore di donna che ritrovava più caldo, moltiplicato, sotto il soffitto basso, si sedette sul bordo del divano imbottito, tra le due finestre. Ma si rialzò immediatamente, tornò accanto alla toeletta, senza guardare più niente, gli occhi vacui, ripensando a un mazzo di tuberose che una volta era appassito nella sua stanza e l'aveva fatto quasi morire. Le tuberose, quando si decompongono, hanno un odore umano.”

“Per uno come me, che viene chiamato nemico dell'umanità dal re e dal parlamento, o terrorista dai papisti, non è possibile invertire la rotta. Ci sono solo due vie, per chi vuole vivere da essere umano con qualche senso finché non muore. Una è mantenere la rotta. L'altra è farsi impiccare. Altri vie non esistono a meno che non ci si voglia nascondere per il resto dei propri giorni, costantemente preoccupati per la propria pelle, senza osare fidarsi di nessuno. L'amnistia, dirai tu. Ci sono i pirati che hanno approfittato dell'amnistia. Certo, dico io, ma che genere di vita hanno fatto poi? Sua Maestà può anche concedere l'amnistia e la grazia, è vero, ma lo fa la gente comune? E quelli che hanno i soldi?”

“Per? You can come out now." A figure slowly emerged from the shadows. "Are they gone?" "No one is here," he reassured her, his voice dropping to a new calm at the sight of her. She was exquisite. He loved everything about her, from the crown of silver flowers she wore in her black hair to the dark eyes that offset her tan skin. For the first time ever, he even noticed clothing. He couldn't help admiring how she favored cobalt blue for her gown over drab browns. Today's dress was clipped at her waist with a floral silver belt. "What did the Fates say?" she asked, sounding timid for the first time since he'd met her. She was anything but a wallflower. She was fiery. He loved that about her most of all. He glided over and put his arms around her. "I'm on my way to see them right now. I don't want you to worry. I thought you were going to go do that thing to take your mind off all that." "I am," she said with a smile. "You're going to love it." He doubted that, but he wanted her to be happy. "In any case, we'll make sure the future is in our favor. Even if we have to burn the whole world to the ground.”

“Perang terjadi karena manusia berpikir pendek dan mengikuti emosi, terutama rasa takut. Filsafat Cina, Tao Teh Ching berkata, 'Rasa takut menyebabkan senjata dikumpulkan. Sebenarnya tidak ada yang suka perang. Para bijak akan selalu menghindarinya.' Sama seperti semua hal buruk lainnya. Tapi, kalau bergerak dengan perencanaan dan taktik, tujuan sebesar apa pun bisa dicapai.”