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H Quotes

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“Ho capito che eri qui. Che mi rivelavi il tuo segreto: ogni giorno guarda il mondo come se fosse la prima volta. Allora ho seguito il tuo consiglio con impegno. La prima volta. Contemplavo la luce, i colori, gli alberi, gli uccelli, gli animali. Sentivo l’aria che mi passava nelle narici e mi faceva respirare. Udivo le voci che salivano nel corridoio come nella volta di una cattedrale. Mi trovavo vivo. Fremevo di pura gioia. La felicità di esistere. Ero incantato. Grazie, Dio, di aver fatto questo per me. Avevo l’impressione che mi prendessi per mano e che mi conducessi nel cuore del mistero a contemplarlo. Grazie.”

“Ho Chi Minh was well aware that the enemy possessed more firepower than did his own forces, and sought to use what he viewed as the superior political and moral position of his own revolutionary movement as a trump card to defeat a well-armed adversary. These ideas were originally generated during his early years as a revolutionary in the 1920s and 1930s, and continued to influence his recommendations in the wars against the French (1946-1954) and the United States (1959-1965).”

“Ho cominciato a scrivere in un ambiente in cui dovevo farlo con pudore. Scrivere, allora, era un impegno morale. Adesso scrivere sembra spesso non sia più niente. Talvolta me ne rendo conto: scrivere, o è mescolare tutto in un viaggio che ha per destinazione la vanità e il vento, o non è niente ; o si mescola tutto in una unità per sua natura indefinibile, o si fa soltanto della pubblicità. Ma molto spesso non ho un'opinione, vedo che tutti gli spazi sono aperti, come se non ci fossero pareti, come se lo scritto non sapesse più dove andare per nascondersi, per strutturarsi, per leggersi, come se la sua fondamentale sconvenienza non venisse più rispettata, e subito dopo non ci penso più.”

“Ho conosciuto anche, per mia fortuna, alcuni dei migliori uomini che la società ha dato alla mia generazione. Averli conosciuti mi rende orgoglioso. Alcuni sono morti, altri girano per il mondo, anonimi come sono sempre stati, senza sapere che furono per me, in alcuni momenti, esempio di qualcosa. Conoscerli non è stato un mio merito, ma se la mia vita non fosse stata quello che è stata, se non avessi fatto alcune scelte, essi non avrebbero attraversato la mia. Anche se non ho imparato tutto quello che avrebbero potuto insegnarmi, sapere che quegli uomini e quelle donne esistono, aver conosciuto la loro generosità, il loro talento, la loro forza e la loro capacità di resistenza mi fornisce una percezione dell’essere umano che altrimenti non avrei acquisito. In essi ho ammirato il coraggio e il talento, la capacità di resistenza al dolore e alle avversità. Ho ammirato la solidarietà primitiva di dare, anche nelle peggiori circostanze, quel poco che si ha a che ne ha bisogno senza neppure chiedergli il nome. Ho ammirato la forza per ricominciare la vita quando il cammino più facile era la morte. Le due cose che più ammiro e rispetto sono il coraggio e il talento. Ho conosciuto persone che avevano molto di entrambe.”

“Ho da poco scoperto che la mia amica Mary, quando finisce un libro, fa passare qualche giorno prima di cominciarne un altro - vuole dare all'ultima lettura un po' più di respiro, prima che venga soffocata dalla prossima. È una cosa sensata, e mi sembra una linea di comportamento assolutamente lodevole. Noi che leggiamo nevroticamente, tuttavia - per scongiurare la noia e il timore dell'ignoranza e della nostra morte imminente - non possiamo permetterci di farlo.”

“Ho fatto comunione e cresima in una volta sola, prima di sposarmi, con un unico pacchetto promozionale. Ricordo che per l’occasione mi recai da un simpatico e giovane prete e al suo invito di parlare dei miei peccati me ne uscii con fare borioso affermando che non avevo granché da farmi perdonare, non avevo ammazzato nessuno, né in fin dei conti ferito in modo grave qualcuno. Il che era vero, certo, ma fosse tutto qui, sarebbe semplice. In realtà mi sarei dovuto fermare con lui e sviscerargli la mia inutile vita, confessargli che stavo mettendo in atto il piú grande fra i peccati: mentire a me stesso e ai miei cari. In quegli anni infatti seguivo una strada che sapevo non essere la mia, facevo il furbo credendo di non pagare dazio prima o poi. In realtà mi stavo costruendo da solo la gabbia, camminavo baldanzoso verso l’infelicità e sprecavo gli anni migliori, nei quali si deve seminare seguendo la pancia, l’istinto, le passioni. Di questo avrei dovuto chiedere perdono, altroché, del fatto che disseminavo bugie e mi preparavo a rovinare la mia esistenza e, forse, quella di chi mi era attorno. Perché la verità è che possiamo donare solo ciò che siamo, e se siamo degli infelici, trasmetteremo infelicità. Lui, ovviamente, mi diede l’assoluzione, io oggi al suo posto avrei speso qualche parola in piú per smuovere quella pecorella smarrita, ma tant’è. Molti anni dopo mi ripresentai davanti a un prete, uno anziano stavolta, con una faccia rubiconda e leggermente ostile. Mi sedetti di fronte a lui e iniziai a parlargli della sensazione di calore che mi prendeva a volte nei momenti di difficoltà, quando d’improvviso sentivo un’energia calda invadermi il corpo e annebbiarmi la vista. [...] «Ecco, a tal proposito… come si fa a diventare adulti?» Con ogni probabilità pensò di trovarsi di fronte a un pazzo, però disse lo stesso una cosa semplice e confortante: «Finché sarai alla ricerca di risposte, non diventerai mai del tutto adulto». «Mi sta dicendo che dovrei imparare a non pormi piú domande e a farmi scivolare le cose di dosso?» «Ti sto dicendo che se senti di non avere risposte, sei nel posto giusto».”

“Ho fissato il punto in cui è scomparsa la macchina di Markus per alcuni minuti, prima di trovare il coraggio di muovermi. Avevo l’impressione che, allontanandomi, tutto avrebbe assunto una sfumatura di ufficialità. Finché fossi restata lì, ferma, Markus sarebbe potuto tornare indietro. Chiedermi scusa. Baciarmi ancora. Poi il freddo mi ha obbligata ad arrendermi e mi sono rifugiata in casa, al sicuro. Ma si è davvero al sicuro quando ci si barrica nella propria stanza con il cuore che rimane fuori?”

“Ho-ho,” called one of the Labradors, as the pair were spied, “strangers. Not come to steal our balls have you?” he threw loudly at Loki. “Only you look a bit beagleish to me, and beagles have a reputation for thieving balls. “I’ll have your balls, mate,” replied Loki. “Disrespecting the beagle family. Only I see the vet has beaten me to it.”

“Ho, ho, ho". Santa boomed in a deep voice. "Merry Christmas, young lady." "Merry Christmas." I frowned. "I don't think I've been good this year, Santa." "No, ho, ho?" I scuffed my shoe along the pavement and ducked my head to avoid this gaze. "I was a jerk to my boyfriend. Maybe I'm still just as insecure and controlling as ever." Santa scratched at his beard and studied me with his dark brown eyes. "Maybe being willing to admit you were wrong and apologizing means you've grown more than you think." He paused, then added, "Ho ho ho." "Do you think he'll forgive me me?" I asked. Zac pulled the white beard and Santa hat off. "It is Christmas Eve. Miracles do happen.”

“Ho il cuore pesante, mi sembra di avere dentro di me un alieno che vuole aprirmi il petto e venire fuori. Il ricordo di Giulia che mi guarda con amore infinito e mi bacia per ore non vuole proprio andare via. La fine di un amore rende impotenti e i ricordi sembrano fatti apposta per metterti davanti tutto ciò che vorresti invece dimenticare. Sembra quasi che esista uno spazio nel cervello che si aziona con un input involontario e ti fa rivivere tutte quelle situazioni che vorresti cancellare con un click. I ricordi possono essere invadenti e più vorresti allontanarli più rimangono lì, come un corvo sulla spalla, facendoti sentire un totale cretino”

“Ho il mio Paese e ho le mie convinzioni. E non voglio rinunciare né al mio Paese né alle mie convinzioni. Non posso tradire né il primo né le seconde. Se le tue convinzioni valgono qualcosa devi essere pronto a difenderle. E, se necessario, devi essere disposto ad accettare dei sacrifici. Se non sei pronto, significa che non hai nessuna convinzione. Pensi di averne, tutto qui. Ma non sono né convinzioni né principi, sono soltanto delle idee che hai nella testa.”

“Ho imparato che il coraggio non ha molto a che fare con la virilità, ma piuttosto con il pericolo e che non c'è niente di più pericoloso del restare davanti a un magnifico cactus per fargli una dichiarazione d'amore, a parte forse la guerra e le eliminatorie del campionato di Hokey. Le dirò che essere in pericolo al suo cospetto è la cosa più meravigliosa di tutte e le dirò che se mi metto a piangere spero che capirà che sono lacrime di coraggio e che scommetto che se le conservassimo in un boccale con quelle di mio padre e quelle di mio fratello e quelle dei poliziotti in incognito dopo una retata straordinaria, il boccale traboccherebbe e il suo contenuto si spanderebbe per terra tra le crepe dell'asfalto, nei fossati e sotto la terra e il giorno dopo sboccerebbe un fiore, niente di spettacolare nè di esotico, un piccolo dente di leone tutto storto, ma sincero, e io glielo regalerei e le direi ecco il fiore del coraggio, è per te, ti amo.”

“Ho iniziato a bere per aver visto bere altri. Quelli che, per me ragazzino, erano eroi forti e invincibili, bevevano. Ho cominciato a bere con loro. Prima ancora l’ho visto fare a casa mia, in famiglia, dentro le mura niente affatto protettive della mia infanzia. Si può anche iniziare a bere spinti da predisposizione genetica, ma è più raro, di solito si comincia per imitare quelli che crediamo fighi, spavaldi e sicuri. E, quando siamo ridotti come loro, scopriamo che erano soltanto poveri diavoli impauriti e fragili come noi.”

“Ho Kyuns poetry is in the tradition of his master, the incomparable Tu Fu, while remaining fully his own. Writing nine centuries later, Hos poetry strikes many parallels--the experiences of war and exile and constant struggle-- and his voice is similarly humane. This is rich and enlightening reading.”

“Ho letto testé in un libro che i pensieri e i desiderii nostri s’incorporano in un essenza plastica, nel mondo invisibile che ne circonda, e tosto vi si modellano in forma di essere viventi, la cui apparenza corrisponde all’intima loro natura. E questi esseri, non appena formati, non sono più sotto il dominio di chi li ha generati, ma godono d’una lor propria vita, la cui durata dipende dall’intensità del pensiero o del desiderio generatore. Per fortuna, i pensieri della maggior parte egli uomini son così vaghi e indeterminati, che gli esseri che ne risultano han labilissima vita e momentanea: bolle di sapone. Ma un pensiero che spesso si riproduca o un desiderio vivo e costante formano un essere che può vivere anche parecchi giorni. E poiché naturalmente i nostri pensieri e i nostri desiderii spessissimo son per noi stessi, avviene che attorno a noi dimorino tanti di questi esseri, che tendono a provocar di continuo la ripetizione dell’idea, del desiderio ch’essi rappresentano, per attinger forza e accrescimento di vita. Chi dunque insista e batta costantemente su un desiderio, viene a crearsi come un camerata invisibile, legato a lui dal proprio pensiero, quasi un cagnolino incatenato, senz’obbligo di museruola ed esente da tasca. Questo camerata, però, potrà anche essere un canaccio che morde, un vile mastino; e allora son guai! Ma dipende da noi.”

“Ho paura che ci siano troppi libri, oggi, nel mondo. Per questo non si leggono più i libri passati: ancor grazie che si stia al passo con quelli appena usciti. Ho paura, quindi, che si finisca per rincorrere sempre l'ultimo nato di cui si parla, la stella che brilla in quel momento: per non restare indietro, per cavalcare l'onda, per leggere tutti la stessa cosa nello stesso istante e poi finito, la luce si spegne e tocca ad un'altra stella. E il cielo dei libri si riempie continuamente di infiniti bagliori. E di miliardi di stelle spente".”

“Ho pensato alle cose che potrebbero toglierci: i diritti, su cui bisogna sempre vigilare e che non bisogna mai dare per scontati, i soldi - e quelli figuriamoci - , le libertà. Ma c'è una cosa che non potranno mai toglierci: il corpo. Il corpo pieno, desiderante e straripante, il "corpo elettrico", come diceva Walt Whitman. Questa strana, meravigliosa macchina dove tutto è in lotta e allo stesso tempo in equilibrio.”

“Ho perso il conto di tutte le poesie che intanto scrivevo a Julie. Alcune divertenti per farla ridere, altre più malinconiche per farla tornare. Lei ogni tanto metteva in ridicolo la letteratura stessa dicendo che avevo del talento e che ero un poeta. Ma io ridevo, ridevo a crepapelle e le dicevo di non chiamarmi più così. I veri poeti erano quelli che non avevano la più pallida idea di cosa fosse la poesia, mentre io ero fin troppo consapevole che la poesia era lei. Ma era così dolce che non le dissi mai nulla.”

“Ho quaranta anni, brutta età: l'uomo è ancora abbastanza giovane per avere desideri, ma già troppo vecchio per realizzarli. E' l'età in cui in ognuno si spengono le inquietudini e, nell'impotenza imminente, si diventa forti per l'abitudine e la sicurezza acquisite. Io sto facendo appena adesso quello che avrei dovuto fare tanto tempo fa, nel fiorire rigoglioso del corpo, quando tutte le innumerevoli vie sono buone e tutti gli errori sono utili come la verità. Peccato che io non abbia dieci anni di più, la vecchiaia mi preserverebbe dalle rivolte, o dieci anni di meno, in tal caso non me ne curerei. Giacché i trenta anni rappresentano la giovinezza: così penso ora che da essa mi sono allontanato senza possibilità di ritorno; quella giovinezza che non ha paura di niente, nemmeno di se stessa.”

“Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino. Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio. Il mio dura tuttora, né più mi occorrono le coincidenze, le prenotazioni, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede. Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio non già perché con quattr'occhi forse si vede di più. Con te le ho scese perché sapevo che di noi due le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue.”

“Ho scoperto una cosa inestimabile in questo viaggio durato un anno intero, cioè che ognuno di noi nasce con un destino: salvare una persona, almeno una. È l’unico dettaglio già scritto della nostra esistenza ed è un compito inconscio. A volte non ce ne rendiamo nemmeno conto. Non sappiamo calcolare quanto sia determinante essere lì in quel momento per qualcuno, non ne capiamo l’importanza. Quel qualcuno, però, non ci scorderà mai. Non dimenticherà che lo abbiamo afferrato, aspettato, ascoltato. Comunque andrà la mia vita, so che mi ricorderò di Dario e Lore. Per sempre. Loro sono la colata d’oro massiccio che ha messo insieme tutti i miei frantumi.”