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I Quotes

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“Il potenziale trasformativo è qualcosa che siamo state abituate a dimenticare Riguarda il femmineo e da esso parte Prima e ultima è la Dea dei passaggi Colei che con molti nomi che ne dividono le attitudini talvolta Fa nascere, cura, fa declinare e dona la morte come materna anch’essa dei passaggi Così come la Spirale sacro simbolo, anche la Dea in tutte le sue attitudini ed espressioni accompagna i fenomeni che la riguardano, è la sua partenogenesi”

“Il primo libro sarebbe meglio non averlo mai scritto. Finché il primo libro non è scritto, si possiede quella libertà di cominciare che si può usare una sola volta nella vita, il primo libro già ti definisce mentre tu in realtà sei ancora lontano dall’esser definito; e questa definizione dovrai portartela dietro per la vita, cercando di darne conferma o approfondimento o correzione o smentita, ma mai più riuscendo a prescinderne.”

“Il problema centrale, con la quasi totalità delle strategie di revenue management, è che il prezzo finale non è quasi mai la somma scientifica del valore intrinseco degli attributi unici della camera, ma – nella migliore delle ipotesi – un’approssimazione arbitraria influenzata da metriche volatili, se non addirittura da pregiudizi, stati emotivi e bias cognitivi.”

“Il problema dell’integrazione PMS è uno dei più grandi tabù nel travel, un argomento del quale non si può parlare apertamente senza sollevare polemiche e sterili diatribe. Da un lato ci sono startup che lottano per un mercato più aperto, agile e trasparente, mentre dall’altro ci sono tutti quegli obsoleti sistemi che non vogliono (o non possono) aprire i loro sistemi.”

“Il processo durò tre anni, nientemeno! tre anni di prigione e senza vedere il sole. Sicché quegli accusati parevano tanti morti della sepoltura, ogni volta che li conducevano ammanettati al tribunale. [...] Li facevano alzare in piedi ad uno ad uno. - Voi come vi chiamate? - E ciascuno si sentiva dire la sua, nome e cognome e quel che aveva fatto. Gli avvocati armeggiavano, fra le chiacchiere, coi larghi maniconi pendenti, e si scalmanavano, facevano la schiuma alla bocca, asciugandosela subito col fazzoletto bianco, tirandoci su una presa di tabacco. I giudici sonnecchiavano, dietro le lenti dei loro occhiali, che agghiacciavano il cuore. Di faccia erano seduti in fila dodici galantuomini, stanchi, annoiati, che sbadigliavano, si grattavano la barba, o ciangottavano fra di loro. Certo si dicevano che l'avevano scappata bella a non essere stati dei galantuomini di quel paesetto lassù, quando avevano fatto la libertà. E quei poveretti cercavano di leggere nelle loro facce. Poi se ne andarono a confabulare fra di loro, e gli imputati aspettavano pallidi, e cogli occhi fissi su quell'uscio chiuso. Come rientrarono, il loro capo, quello che parlava colla mano sulla pancia, era quasi pallido al pari degli accusati, e disse: - Sul mio onore e sulla mia coscienza!... Il carbonaio, mentre tornavano a mettergli le manette, balbettava: - Dove mi conducete? - In galera? - O perché? Non mi è toccato neppure un palmo di terra! Se avevano detto che c'era la libertà!... - [Libertà, 1882]”

“Il professor Grammaticus Il professor Grammaticus, tra Como e Battipaglia, udì gridare a gran voce: I-ta-glia! I-ta-glia! I-ta-glia! Alcuni sventatelli apparsi in fondo alla via in coro scandivano quell’errore di ortografia. Disse il bravo docente: – Signori, non così! Non lordate la Patria con quella brutta «g»! Al fardello dei mali che affliggono il paese non aggiungete, prego, ortografiche offese… Il professor Grammaticus fu tosto circondato, di ben altre scorrettezze e di pugni minacciato. Ma dai dintorni accorse una folla di persone amanti della grammatica e della buona educazione. Cacciarono i giovinastri e gridarono così: – Viva il nostro professore e l’Italia senza «g»!”

“Il raccolto della mia vita non è fondamento di nulla, né del mio tempo, adesso, né in nessun altro tempo, mai. Ma perché dovremmo essere utili, e rispetto a chi? Chi ha diviso il mondo in inutile e utile, e con quale diritto? Il cardo non ha il diritto di vivere, oppure il Topo che mangia il grano nei depositi, le Api e i Fuchi, la gramigna e le rose? Ma quale mente ha avuto la faccia tosta di giudicare chi è migliore e chi peggiore? L'albero grande, storto e pieno di buchi, è durato per secoli e non è stato tagliato perché in nessun caso se ne sarebbe potuto fare alcunché. Questo esempio dovrebbe risollevare lo spirito di quelli come me. Tutti conoscono i vantaggi dell'utile, ma nessuno conosce il profitto dell'inutile.”

“Il racconto è scritto in prima persona e messo in bocca al personaggio principale, procedimento per il quale io ho una certa predilezione perché elimina dal libro il punto di vista dell'autore, o almeno i suoi commenti, e perché permette di mostrare un essere umano che fronteggia la sua stessa vita e si sforza più o meno onestamente di spiegarla e innanzitutto di ricordarsela.”

“Il ragazzo è cattivo perché sua mamma è una ubriacona o un rottame. Gli lascia fare quello che vuole. Non gli insegna la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Non è a casa quando torna da scuola. Nessuno dice mai che suo padre è un ubriacone, o che non è a casa quando lui torna da scuola. E nessuno dice che alcuni di questi ragazzi sono solo maledettamente cattivi.”

“Il re si siede e comincia a parlare, a sproloquiare. In quegli ultimi dieci anni e più Anna lo ha preso per mano e lo ha portato nella foresta. Lì, al margine del bosco, dove la luce del giorno si frantuma e filtra tra il verde, lui ha perso il senno, l'innocenza. Anna si è fatta rincorrere tutto il giorno, finché lui tremava sfinito, eppure non riusciva a fermarsi neanche per riprendere fiato, non poteva tornare indietro, aveva perso la strada. L'ha inseguita fino al tramonto, l'ha cercata alla luce delle torce. Poi lei gli si è scagliata contro, ha spento le torce e l'ha lasciato da solo nel buio.”

“Il regarde les gens autour de lui, écoute leurs conversations, suppute, pour chacun, ses chances d’échapper à sa condition présente. Les clochards, les vrais, c’est râpé. Les employés, les secrétaires, qui viennent à l’heure du déjeuner manger un sandwich sur un banc, ils auront de l’avancement mais n’iront pas bien loin, d’ailleurs ils n’imaginent même pas d’aller bien loin. Les deux jeunes types à têtes d’intellectuels qui discutent et couvrent d’annotations, avec l’air de se prendre très au sérieux, les feuillets dactylographiés de ce qui doit être un scénario : ils doivent y croire, à leurs dialogues à la con, à leurs personnages à la con, et peut-être qu’ils ont raison d’y croire, peut-être qu’ils y arriveront, peut-être qu’ils connaîtront Hollywood, les piscines, les starlettes, et la cérémonie des Oscars. La tribu de Portoricains, en revanche, qui déploie sur la pelouse tout un campement de couvertures, de transistors, de bébés, de thermos... : ceux-là, on peut être sûr qu’ils resteront où ils sont. Encore que... qui sait? Peut-être que leur bébé braillard, à la couche pleine de merde, fera grâce à leurs sacrifices de formidables études et deviendra prix Nobel de médecine ou secrétaire général de l’ONU. Et lui, Édouard, avec son jean blanc et ses idées noires, que va-t-il devenir?”

“Il reparto pediatrico è in una grande clinica privata che si chiama St John e che paghiamo grazie all'assicurazione del papà. Ci ho passato sei settimane quando i miei genitori si sono resi conto che in me c'era veramente qualcosa che non andava. Il guaio è che la depressione non arriva con comodi sintomi tipo macchioline e febbre, perciò uno non se ne accorge subito. Continui a dire:"Sto benissimo" a tutti anche quando non stai bene per niente. Pensi che dovresti stare bene. Continui a chiederti:"Perché non sto bene?".”

“Il riassunto della mia vita occupa una pagina e basta, non ho esperienze lavorative, non ho corsi di formazione, non ho livelli di lingua, non ho fatto altro che studiare e non so come spiegare a chi lo leggerà che questo mio piegarmi sui libri è stato un atto di abnegazione e che ho rispettato il patto sociale senza distrazioni, è stato l’ordine a volermi studente, io non ho anticipato nulla né ritardato, ligia ho eseguito i passi dovuti della mia formazione e adesso che sono formata è come se fossi tornata massa senza dimensioni o profondità, inutile agglomerato di nozioni, si attende da me esperienza che è difficile qualcuno decida d’offrirmi, sono crema pasticcera, sono gelato sciolto.”

“Il ricordo di un trauma è sfocato per definizione. L’ago salta sul vinile, le prime tre battute della canzone sono perdute. Puoi solo riempirle a orecchio. Anche con i metodi più comuni per riportare in superficie le cose più nascoste, come la tecnica EMDR che ha preso il posto dell’ipnosi, non ti consegnano mai il passato sotto forma di immagini in movimento. Il trauma è un livido, una parte del tuo cervello annerita per sempre, e per questo tu non vai a stuzzicarlo con un dito. Qualcosa ti dice: lascia stare. E se poi tu decidi di provarci? Di non lasciare stare? Non le rivedi, certe cose. Non è come guardare una Polaroid. Tu le rivivi.”

“Il rifiuto del riferimento a Dio non è espressione di una tolleranza che vuole proteggere le religioni non teistiche e la dignità di atei e degli agnostici, ma piuttosto espressione di una coscienza che vorrebbe vedere Dio cancellato definitivamente dalla vita pubblica dell'umanità e accantonato nell'ambito soggettivo di residue culture del passato. Il relativismo, che costituisce il punto di partenza di tutto questo, diventa così un dogmatismo che si crede in possesso della definitiva conoscenza della ragione, ed il diritto di considerare tutto il resto soltanto come uno stadio dell'umanità in fondo superato e che può essere adeguatamente relativizzato.”

“Il rifiuto di mangiare carne non è solo un rifiuto del patriarcato, ma un fallimento e un’interruzione dell’eteronormatività fondata sulla trasmissione identitaria. Dichiarare di essere vegan funziona come un vero e proprio coming out (tanto che esiste la vegefobia), e la persona vegana che rifiuta l’uccisione degli animali è considerata una killjoy perché la felicità della famiglia, i suoi ruoli e tradizioni, ma anche il futuro al quale ruoli e tradizioni saranno tramandati.”

“Il rifiuto di mangiare carne non è solo un rifiuto del patriarcato, ma un fallimento e un’interruzione dell’eteronormatività fondata sulla trasmissione identitaria. Dichiarare di essere vegan funziona come un vero e proprio coming out (tanto che esiste la vegefobia), e la persona vegana che rifiuta l’uccisione degli animali è considerata una killjoy perché “uccide” la felicità della famiglia, i suoi ruoli e tradizioni, ma anche il futuro al quale ruoli e tradizioni saranno tramandati.”

“Il rimpianto è lo strumento che abbiamo per sperare di tornare alla nostra vita reale dopo aver trovato la volontà - la forza cieca e il coraggio - di barattare la vita che ci è stata data con la vita che porta il nostro nome e quello soltanto. Il rimpianto è lo strumento che abbiamo per desiderare cose perdute da tempo ma in realtà mai possedute. Il rimpianto è speranza senza convinzione, dissi. Siamo combattuti fra il rimpianto, che è il prezzo da pagare per le cose non fatte, e il rimorso, che è il prezzo pagato per averle fatte.”