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I Quotes

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“Il successo non è camminare sul tappeto rosso e avere i paparazzi sempre al collo, il successo è un participio passato, è un verbo che semplicemente le dice: è successo! Qualcosa è successo. È possibile! È la dimostrazione che è possibile far succedere le cose, far andare la vita dove vuoi tu. È successo può essere anche solo riuscire a coltivare un bell'orto, o dipingere la casa del colore che vuoi tu, o riuscire a girare l'Europa a piedi. Il successo è solo e soltanto far succedere le cose. Lei si prepari, perché si vede benissimo che ne farà succedere tante.”

“Il suono del disco che cade sul piatto è un sospiro veloce, che sa appena un po' di polvere. Quello del braccio che si stacca dalla forcella è un singhiozzo trattenuto, come uno schioccare di lingua, ma non umido, secco. Una lingua di plastica. La puntina strisciando nel solco, sibila pianissimo e scricchiola, una o due volte. Poi arriva il piano e sembrano gocce di un rubinetto chiuso male e il contrabbasso, come il ronzio di una moscone contro il vetro chiuso di una finestra, e dopo la voce velata di Chet Baker, che inizia a cantare "Almost Blue".”

“Il tassista sa che di un estraneo ci si fida di più, in mezzo agli estranei lui ci ha fatto la casa, è il modo migliore per poter essere se stessi. Un po' come con le donne; a certi uomini solitari viene più facile dare il meglio di sé in poche ore, gli highlights del proprio cuore, il timore di deludere la persona che si ha di fronte con tutto il pacchetto è una promessa di fallimento che preferiscono tenere nascosta.”

“Il tema è: di quanti uomini abbiamo davvero bisogno? Riflettete, dicono. Gli uomini sono pericolosi. Gli uomini commettono la maggioranza dei crimini. Gli uomini sono meno intelligenti, meno diligenti, meno tenaci, hanno il cervello nei muscoli e nell’uccello. Gli uomini vanno piú soggetti alle malattie e prosciugano le risorse del paese. Ovvio che sono indispensabili per fare i bambini, ma per quello scopo quanti ce ne servono? Non tanti quante sono le donne. Naturalmente, per gli uomini buoni, puliti, ubbidienti, ci sarà sempre un posto. Ma quanti ce ne sono cosí? Forse uno su dieci”

“Il tempio delle ninfe esiste davvero", confessò Vitale, "l'ho visto con i miei occhi". "Non ne dubito affatto, signor Federici. E dite, come vi è parso?". "La cosa più bella su cui abbia mai posato lo sguardo". "Allora capirete perché debba restare per sempre un segreto". Il legato apostolico si concesse un sorriso malinconico. "La fede può resistere a tutto. Alla morte, alle guerre, alle ingiustizie. Ma non alla bellezza". E così dicendo, si avviò con il suo nobile incedere per il loggiato, lasciandolo solo.”

“Il tempo però... ah, come può trascinarci alla deriva confonderci le idee. Credevamo di aver raggiunto la maturità quando ci 'eravamo soltanto messi in salvo, al sicuro. Fantasticavamo sul nostro senso di responsabilità, non riconoscendolo per quello che era, e cioè vigliaccheria. Ciò che abbiamo chiamato realismo si è rivelato un modo per evitare le cose, ben più che affrontarle. Già, il tempo ci riserva... Il tempo necessario a farci percepire le nostre più salve risoluzioni come traballanti, le nostre certezze come capricci momentanei. da "Il senso di una fine”

“Il tempo stava cambiando. Nuvoloni grigi spuntavano minacciosi dietro la cerchia dei monti alle spalle della città; lì il cielo era livido. Una grossa nuvola coprì il sole e la terrazza si oscurò all'improvviso. Il barone sollevò gli occhi malati e li puntò su Monte Pellegrino. Lo vedeva sfocato in lontananza, stagliato contro il cielo: ma il monte aveva già cambiato colore. Nuove sfumature - blu, viola - lo rendevano austero e minaccioso. Quella montagna dalle proporzioni perfette e dalla solida bellezza era il guardiano del golfo: una mitica fiera accovacciata e immersa a metà nel mare - groppa e gambe emergevano nelle loro forme angolose -, ma pronta a trarsi dal sonno e a drizzarsi contro chi osasse avvicinarsi alla città. Domenico Safamita amava Palermo d'una passione quasi fisica. "Si distruggono monasteri, palazzi, si sventrano quartieri. Non importa che manchi l'acqua, che le fognature siano rudimentali o inesistenti, che il popolino viva in tuguri e muoia di fame e malattie: i palermitani vogliono un nuovo grandioso teatro lirico. Sempre più bella e più abietta, mai come ora Palermo si rivela magnifica e compiaciuta di aver mantenuto la sua identità di città superlativamente cortigiana. A Palermo anche le pietre sudano sensualità." Sulla sinistra la nuova strada, larghissima, finiva a mare. Lì sembrava essere calata la notte e l'acqua era cosparsa di puntini luccicanti: le prime lampare dei pescatori. La nuvola scivolò dal sole e tutto ritornò come prima: il mare era una macchia scura senza bagliori, Monte Pellegrino, appena rosato, si stagliava netto e benigno.”

“Il terrorismo è la nuova forma della guerra, è il modo di fare la guerra degli ultimi sessant'anni: contro le popolazioni, prima ancora che tra eserciti o combattenti. La guerra che si può fare con migliaia di tonnellate di bombe o con l'embargo, con lo strangolamento economico o con i kamikaze sugli aerei o sugli autobus. La guerra che genera guerra, un terrorismo contro l'altro, tanto a pagare saranno poi i civili inermi. Sono quindici anni che vedo atrocità compiute da vari signori della guerra, chi si diceva di "destra" e chi di "sinistra", e non ci ho mai trovato grandi differenze. Ho visto ovunque la stessa schifezza, il macello di esseri umani. Ho visto la brutalità e la violenza, il godimento nell'uccidere un nemico indifeso.”

“Il timbro tenorile era così terso, così puro da far venire la pelle d'oca, e riempiva i petti di un calore struggente. Le dolci note musicali sollevavano il soffitto con la loro gloriosa magnificenza, trasformando la stanza in una cattedrale e i fratelli in un tabernacolo. Il paradiso era lì, a portata di mano. Sembrava quasi di poter toccare il cielo con un dito. Era Zsadist. A occhi chiusi, con il capo reclinato all'indietro e la bocca spalancata, cantava. Lo sfregiato, quello senz'anima, aveva la voce di un angelo.”

“Il totemismo presuppone e regola una società divisa in un certo numero di clan che credono di trarre la loro origine da un mitico antenato comune, animale o vegetale. Il totem è il segno distintivo del clan, la sua bandiera; per questo viene venerato e rispettato. Generalmente i membri del clan evitano di cibarsi degli animali ai quali sono legati da parentela attraverso il comune avo totemico; però hanno l'obbligo di mangiarli durante particolari occasioni rituali; in quel caso si crede che il banchetto "antropofago" garantirà magicamente l'abbondanza della specie in questione; il vantaggio ovviamente andrà solo agli altri clan della tribù; i loro membri infatti potranno cacciare per tutto l'anno quell'animale, senza temere di vederlo scomparire. Il totemismo ha dunque un significato sociale evidente: rafforza l'identità interna di ciascuno e ne sviluppa l'altruismo.”

“Il travaillait en silence, enfermé chez lui, invisible et plein de mépris pour les petits écrivains dont le talent n'était qu'une parure de société et qui, riches ou pauvres, circulaient, sauvages et débraillés, ou bien exhibaient des cravates recherchées, croyaient être heureux, charmants et artistiques au plus haut point, et ignoraient que les œuvres bonnes ne naissent que sous la pression d'une vie mauvaise, que celui qui vit ne travaille pas, et qu'il faut être mort pour être tout à fait créateur.”

“Il treno! La bellezza del treno, quale dio antico lo muove? Come vorrei fare un omaggio anche a questo drago d’acciaio e fuoco che corre – al vostro posto – per pianure e montagne sbuffando dalle fauci nuvole di fantasia. Lui, il treno, corre e voi leggete, state finalmente con voi stessi, meditate in questa casetta semovente che vi porta liberandovi dal telefono, dalla posta ormai ridotta a un accumulo insensato di bollette, dai falsi amici che vi vengono a trovare proprio quando non ne avete bisogno.”

“Il tè sa dare alla vita pratica la struttura di una dimensione estetica. Il tè non può mantenere la propria identità, se viene separato dalla perizia artigianale. Il tè è la capacità di cogliere la bellezza nelle pratiche artigianali e la dimensione artigianale della bellezza. [...] Il tè e lo zen sono stati, com'è logico e naturale, intimamente connessi fin dai tempi più remoti. Il tè è l'approfondimento dello zen tramite l'uso delle cose. Una ciotola del tè o un vaso di fiori offrono ottime possibilità per la meditazione zen.”

“Il vantaggio delle architetture cloud è evidente: uno fra tutti la mancanza di investimenti hardware iniziali, in quanto i servizi cloud sono “esternalizzati” e lo spazio server necessario viene “noleggiato” con un modello pay-per-use, ovvero di pagamento a consumo.”

“Il Ventesimo secolo ha preteso di racchiudere tutte le battaglie dentro un’unica guerra e le ha dato, a seconda del contesto, dei nomi diversi. La logica è sempre la stessa: estirpare l’individualità dalle persone per confonderle in una massa. Le masse sono alienanti per chi vi vive all’interno e pericolose per chi invece resta fuori, in quanto annientano ogni forma di pensiero originale e hanno la furia cieca di un bulldozer.”

“Il vento si era spostato all'interno e aveva portato via con sé la pioggia; a mezzogiorno il sole aveva fatto capolino, il cielo si era fatto terso. L'aria era luminosa e frizzante di sale e questo conferiva alla passeggiata un gusto particolare; si riusciva a sentire il rumore del mare che si frangeva sugli scogli davanti alla baia. Capitava spesso, in autunno, di avere giornate così, che non appartenevano a giornate precise e avevano una freschezza tutta loro: nell'aria c'era già il brivido delle ore d'inverno, ma il profumo era ancora quello dell'estate.”