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C Quotes

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“Che cosa è un ritorno? Una cosa che, per qualche ora, scioglie i groppi duri che separano l’oggi dall’ieri e fonde il passato e il presente con sicurezza fresca, dove il male non ha luogo. La mia anima di oggi, la mia anima dell’anno passato, si sono ritrovate senz’urto e restano ancora abbracciate, stasera, in questo mio studio strano, fatto di mobili vecchi, accattati un po’ dappertutto; lo zoccolo di legno, l’armadio a muro, odoroso di pino, la finestra bassa e larga, il soffitto e le pareti irregolari gli danno l’aspetto di una baita alpestre. È tanto lontano dalle altre stanze, che non vi giunge nessun rumore della casa. Solo, dal giardino, dei brusii monotoni: oggi, nell’afa pomeridiana, era il ronzio delle api sui tigli fioriti; ora, è l’indolenza di una pioggerellina abulica. Qualche ora fa, quando sono entrata, l’odore caratteristico di queste pareti mi ha investito e contorto il cuore come uno strappo brusco di redini… Da questo tavolo, l’anno scorso, non ho mai pensato a Dio. Quest’anno ci penserò. A Carnisio, ho tanto studiato: con calma, senza affanno. Sono contenta. Sono anche abbastanza buona. Prima di venire a scriverle, ho sonato le Fontane di Roma, per levigarmi l’anima. E’ terribile essere una donna, ed avere diciassette anni. Dentro non si ha che un pazzo desiderio di donarsi.”

“Che differenza c'è fra occhi che possiedono uno sguardo e occhi che ne sono sprovvisti? Questa differenza ha un nome: si chiama vita. La vita inizia laddove inizia lo sguardo. [...] Lo sguardo è una scelta. Chi guarda decide di soffermarsi su una determinata cosa e di escludere dunque all'attenzione il resto del proprio campo visivo. In questo senso lo sguardo, che è l'essenza della vita, è prima di tutto un rifiuto. Vivere vuol dire rifiutare. Chi accetta ogni cosa non è più vivo dell'orifizio di un lavandino. Per vivere bisogna essere capaci di non mettere sullo stesso piano, al di sopra di se stessi, la mamma e il soffitto. Bisogna rinunciare a uno dei due e decidersi di interessarsi o alla mamma o al soffitto. L'unica scelta sbagliata è quella di non fare una scelta.”

“Che esista l’acqua che esistano le cose il sasso la faina la carezza il vento che esista il vuoto smisurato l’amore dello spazio lo sbriciolio della parola amore, il suo crepitare non dà tregua se amore è direzione. Le parole seminano scavano nel cielo: non vivono le cose solo dentro di noi, devono venire al mondo, riflesse pronunciate. Amare essere amati pelle con pelle respiro passo dentro buccia di mondo.”

“Che fra Sette e Ottocento Alfieri e Manzoni guardassero a Firenze e alla Toscana, si spiega. Ma oggi, e da assai tempo in qua, la situazione è diversa. A nessuno è passato o passa per la testa che debbano essere risciacquati in Arno I Malavoglia e La coscienza di Zeno. E in fatto di lingua e letteratura italiana ieri l’altro si poteva da ogni parte d Italia guardare a Firenze perché ci vivevano e c’insegnavano uomini come Parodi e Rajna, senza preoccuparsi che l’uno (benché ligure) scrivesse bene e l’altro (non perché fosse di Sondrio) male, e ieri perché c’insegnava Barbi, e oggi perché c’insegnano uomini come Migliorini, ma chi mai, che in Italia avesse da dire o da scrivere qualcosa negli ultimi cento anni, è corso più a Firenze con la fede del D’Ovidio secondo cui «il fiorentino odierno si dovrà tener sempre come un vivo specchio d’ italianità sincera e fresca»? Senza dubbio, Firenze è stata nel nostro secolo, ed è, letterariamente ben viva, ma non mi sembra che questa sua vitalità sia stata caratterizzata da preoccupazioni linguistiche, di lingua intendo fiorentina o toscana piuttosto che italiana. Direi anzi che, per buoni motivi, se anche sui risultati si possa distinguendo discutere, a Firenze lo sforzo si sia nel nostro secolo esercitato in direzione diametralmente opposta a quella segnata dai linguaioli municipali del secolo scorso. A tal punto che poi venne giorno in cui ci piacque, con Pancrazi, ritrovare la freschezza semplice di quella vena sepolta. Mi pare ad ogni modo chiaro che la penultima, se non l’ultima, stagione della letteratura militante fiorentina si sia tutta sviluppata al segno, lontano, del Gabinetto Vieusseux, non a quello dell’Accademia della Crusca e neppure a quello dell’Istituto di studi superiori. Insomma, «laissons-là, Bembo». D’accordo, e non da oggi. E Manzoni anche, fermo restando che al di là del manzonismo degli stenterelli, e proprio perché questo ci fu, tanto ancora dobbiamo imparare da lui. E anche, su altro piano, Croce, fermo restando che la lezione della sua prosa non è esausta, e che l'unico a tutt'oggi formidabile erede, fra Otto e Novecento, della grande erudizione italiana è stato, ed è, lui. Ma non possiamo permetterci il lusso di mettere da parte Ascoli, o per altro verso Comparetti, gli uomini della nuova Italia, duri come il macigno, senza retorica e senza poesia, alieni da ogni tesi conciliativa, fosse quella del D’Ovidio o la buona intesa del mio maestro V. Cian; non gli uomini che primi sulle macerie trite della questione della lingua e della congiunta «grammatica» fondarono la storia e la scienza della lingua italiana e inaugurarono il linguaggio europeo della filologia italiana.”

“Che Guevara taught us we could dare to have confidence in ourselves, confidence in our abilities. He instilled in us the conviction that struggle is our only recourse. He, was a citizen of the free world that together we are in the process of building. That is why we say that Che Guevara is also African and Burkinabè.”

“Che” Guevara with about two thousand guerrilla fighters entered Havana on January 2, 1959. Their entry was relatively quiet as they headed for the Malecon and the old Spanish fortress, overlooking the entrance of Havana harbor. At 3:00 a.m. early the following morning, they took over the imposing La Cabaña fortress. In anticipation of Guevara’s arrival the three thousand regular army soldiers, assigned to the fort, stood in formation as their officers greeted Guevara. Addressing the troops, “Che” light-heartedly told them that they could teach his men how to march, but that his rebels could teach them how to fight. When they were dismissed, he had them turn in their rifles but allowed the officers to retain their pistols. He granted them all a month’s furlough; however, upon their return they discovered that they had all been relieved of duty and permanently discharged.”

“Che Guevera and the Maoist PhD saw the Vietnamese revolution only from afar, with all its glamorous makeup, whereas I had seen it close up, denuded. Three million people dead for a revolution was, arguably, worth it, although that was always easier for the living! But three million people dead for this revolution? We had simply traded one Repressive State Apparatus for another one, and the only difference was that it was our own.”

“Che la vostra prudenza sia la vostra guida: adattate l’azione al mondo, la parola all’azione, ma attenti a non oltrepassare la moderazione della natura: qualsiasi esagerazione è estranea allo scopo del dramma, il cui fine, in origine come ora, era ed è porgere uno specchio alla natura, mostrando alla virtù il suo aspetto, al vizio la sua immagine e all’età e al tempo la loro forma e la loro impronta.”

“Che male c'è a essere normali? Ad avere un'esistenza a cui il mondo non dà valore? Se i miei giorni fossero felice e spensierati, non chiederei proprio nient'altro. Non voglio né una felicità estrema, né una tragedia degna di un dramma. Di fronte all'armonia quotidiana, che c'è di male a essere uno fra tanti?”

“Che razza di Paese è quello che trasforma i campi di mirtilli in proprietà privata? Quando passo accanto a quei terreni lungo la strada, avverto nel petto un tuffo al cuore. Vedo la rovina incombere sulla terra. In quel luogo un velo si è steso sulla Natura. Mi allontano veloce dal posto maledetto. Niente può sfigurare maggiormente il suo bel volto. Non posso fare a meno d'immaginarlo per sempre come un luogo dove attraenti e gradevoli bacche si convertono in denaro, dove il mirtillo viene oltraggiato. È vero, esiste il diritto di trasformare le bacche in proprietà privata così come esiste quello di fare altrettanto dell'erba e degli alberi - un gesto non più grave di migliaia di altre pratiche accettate dall'uso - ma questa è la peggiore di tutte perché indica quanto esse siano negative e verso quale obiettivo la nostra civiltà e la divisione del lavoro tendano naturalmente, e cioè ad attribuire un prezzo a tutto.”

“Cheap food always requires expensive treatment.”

“Cheap grace is the grace we bestow on ourselves. Cheap grace is the preaching of forgiveness without requiring repentance, baptism without church discipline, Communion without confession.... Cheap grace is grace without discipleship, grace without the cross, grace without Jesus Christ, living and incarnate.”

“Cheap grace is the idea that "grace" did it all for me so I do not need to change my lifestyle. The believer who accepts the idea of "cheap grace" thinks he can continue to live like the rest of the world. Instead of following Christ in a radical way, the Christian lost in cheap grace thinks he can simply enjoy the consolations of his grace.”